La Wild Fulkar, una italian lager, viene prodotta dall’azienda agricola Groppelli, in provincia di Cremona, con luppolo, malto e acqua autoctoni

Agricola 80, sede a Codogno, è una rete commerciale creata da una decina di aziende agricole che coltivano la propria terra in maniera sostenibile, valorizzando il proprio territorio attraverso la birrificazione. Realtà indipendenti dal punto di vista aziendale, che uniscono le loro forze per la commercializzazione e distribuzione del prodotto in un’unione d'intenti. C’è chi coltiva orzo, chi luppolo, mais corvino o frumento, chi è titolare di birrificio. Un progetto che mira a esaltare il prodotto naturale e italiano. Complessivamente queste aziende producono una gamma di circa trenta birre (25mila litri), comprese le stagionali come la birra alle castagne o con fresh hop. Competono in questo modo con i birrifici artigianali che magari comprano i prodotti dall’estero.

Groppelli è tra le poche realtà italiane a possedere un proprio luppoleto

Francesco Groppelli, 29 anni, all’interno di questo progetto ha il compito di seguire gli agricoltori nella coltivazione e nella produzione di birra, essendo esperto conoscitore di agronomia. Segue così il prodotto dalla terra al bicchiere garantendo un livello qualitativo. Per l’azienda agricola di famiglia, Groppelli, una realtà di nicchia a Moscazzano, in provincia di Cremona, produce un paio di birre (novemila litri) ma con un autentico plus: ha un proprio luppoleto e coltiva orzo distico da birra in proprio. «Io punto a fare la birra più buona con quello che ho nel mio territorio – spiega – Sono tra i pochissimi in Italia ad avere un luppoleto e sono tra i pochi a fare una birra 100 per cento autoctona, Wild Fulkar. Wild perché uso solo luppolo selvaggio che ho raccolto in natura e coltivato. Fulkar è invece il nome di un condottiero bizantino che si accampò nella mia zona (nel VI secolo d.C, ndr) dove sorge l’azienda di famiglia: nell’antichità si chiamava Insula Fulcheria, un tempo era un lembo di terra tra le paludi del Serio e dell’Adda».

L’azienda coltiva anche mais, barbabietole e soia per arricchire il terreno con il principio della rotazione. Ma per Agricola 80 segue anche che le produzioni delle colture avvengano con determinati standard: niente diserbanti, orzo italiano. La Wild Fulkar, la birra al 100 per cento made in Italy, è birra a bassa fermentazione. «È l’unica vera italian lager – afferma Francesco – L’acqua è quella del mio pozzo aziendale, prelevata a 136 metri: noi siamo un’area ricca di risorgive. È leggerissima, ha basso residuo fisso, morbida: è ideale per le birre a bassa fermentazione.

«Coltivo il luppolo coltivo in cascina da sette anni – prosegue – l’ho trovato in natura, non l’ho ancora brevettato e non so ancora che nome dargli. Sale sui pali da 6,5 metri, ha sentori erbacei e una concentrazione di Alfa acidi (che danno i toni amaricanti, ndr) del 5,1 per cento. Anche l’orzo è coltivato in azienda, senza utilizzo della chimica e maltato poi in maltifici del Centro-Nord Italia (Cobi, La Vallescura): è meglio che il bio, perché il bio ammette certi trattamenti».

La Wild Fulkar è stata presentata in degustazione al Lombardia Beer Fest, dove ha stupito per la straordinaria leggerezza. «Ho voluto fare una Lager che andasse incontro al gusto di tutti – racconta Francesco – Al palato si percepisce subito il dolce del cereale, poi il luppolo: si sente la differenza. Quindi la leggerezza dell’acqua, la digeribilità. Essere stati presenti al Lombardia Beer Fest è stato un motivo d’orgoglio e significa che qualcosa stiamo smuovendo anche nel mondo delle birre artigianali».

«L’aspirazione – confessa – è quella di crescere, spero di aggiungere altre tipologie. Al momento produco anche la MiVida, una Ipa fatta con orzo di un’azienda agricola di Codogno, acqua e luppolo in bollitura del birrificio BrewFist e il mio luppolo in dry hopping».

La Wild Fulkar si può trovare nel punto vendita di Agricola 80, a Codogno, dove c’è anche la base logistica, e in una serie di pub di Milano, come BeerShow o I mercati della Terra di Slow Food.