Un format innovativo creato da Luca Gardini e dalla Enoteca Regionale Emilia-Romagna ispirato al mondo del calcio: una competizione tra 11 tipologie di vino basate su vitigni autoctoni, guidate da 11 allenatori che sceglieranno le 11 bottiglie top da schierare in campo

Parlare di vino attraverso lo sport più popolare, il calcio. È questo il progetto creato dall’Enoteca Regionale Emilia Romagna e da Luca Gardini, romagnolo purosangue, campione del mondo dei sommelier a soli 29 anni. L’obiettivo? Promuovere l’eclettico vino emiliano-romagnolo in Italia e nel mondo. Il format, che è stato raccontato nella splendida cornice dell’Hotel Mandarin Oriental, a Milano, è innovativo e si lega ai prossimi Mondiali di calcio che si disputeranno quest’estate in Russia (senza l’Italia!).

L’Emilia Romagna vanta un patrimonio unico con 60 vitigni autoctoni: in forte ascesa il Pignoletto, Lambrusco sempre al top nell’export

Un gruppo di prestigiosi professionisti degustatori di vino, italiani e stranieri, guidati dal ct supervisore Luca Gardini, vestiranno i panni degli allenatori di undici particolari tipologie di vino regionale, espressione di un vitigno autoctono, dal Pignoletto al Sangiovese. Dopo la degustazione, rigorosamente alla cieca, verranno selezionate le undici bottiglie che meritano di scendere in campo. Le rispettive squadre «monovarietali», con i top 11, verranno svelate dalla Gazzetta dello Sport, in occasione di Vinitaly 2018 come se fosse un vero e proprio campionato. Per tutti i wine lover ci sarà poi nel corso della seconda parte del 2018 un evento di degustazione libera con protagonisti tutti i vini che hanno aderito all’iniziativa.

Ecco le squadre che parteciperanno alle eliminatorie e i «mister» alla guida. Pignoletto (Pier Begonzi, Italia), Lambrusco di Sorbara (Christy Canterbury MW, Usa), Fortana (Fabrizio Carrera, Italia), Albana (Daniele Cerilli, Italia), Trebbiano (Luciano Ferrero, Italia), Spergola (Andrea Gori, Italia), Malvasia (Andrea Grignaffini, Italia), Gutturnio (Antonio Paolini, Italia), Lambrusco Reggiano (Raoul Salama, Francia), Ortrugo (Adua Villa, Italia), Sangiovese (Othmar Kiem, Austria).

Per dare l’idea dell’importanza di questa competizione, basti ricordare qualche numero sull’Enoteca Regionale Emilia Romagna, l’associazione che dal 1978 si dedica alla promozione e alla valorizzazione dei vini della regione. Sono ben 206 i produttori associati, che rappresentano l’84,7 per cento della produzione di vino Doc imbottigliato in Emilia Romagna e il 70 per cento della produzione di vino Igt. Chi volesse fare visita alla splendida sede, all’interno della Rocca Sforzesca di Dozza (Bo), troverebbe una mostra permanente di circa mille etichette emiliano-romagnole. «Siamo versatili – ha ricordato Luca Gardini elogiando la grande varietà vitivinicola della regione – abbiamo dei Lambruschi che vengono scambiati per dei Franciacorta perché siamo bravi a farli».

I numeri lo confermano e li ha ricordati Pierluigi Sciolette, presidente di Enoteca Regionale Emilia Romagna. «L’Emilia Romagna è la terza regione d’Italia per produzione di vini e la quinta per l’export, con il Lambrusco tra i più esportati. Questo vino è il più antico d’Italia, ha avuto pochi incroci ed è sopravvissuto a un clima freddo e alle nebbie. La Regione, terra di rossi, bianchi e frizzanti – ha sottolineato – ha varietà autoctone importanti. Come il Pignoletto, che è cresciuto tantissimo negli ultimi anni. La viticoltura regionale, da Rimini a Piacenza, segue un po’ lo stesso percorso della via Emilia, che è arte, cucina e tradizione».

La Regione punta a rafforzare il turismo enogastronomico, forte dei suoi plus: 11 patrimoni Unesco, tra cui 3 città (Ferrara, Ravenna, Modena); 24 vini Doc, 2 Docg, più di 100 aziende vitivinicole che fanno accoglienza, 44 Dop/Igp nel food (record europeo). «Nel vino saremo nei prossimi anni la rivelazione – ha affermato Ambrogio Manzi direttore dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna – abbiamo vitigni straordinari, anche minori, come l’Ortrugo. A Vinitaly presenteremo un nuovo progetto ad hoc sul vino, ma già oggi Bologna cresce a doppia cifra con il turismo».

I trend di mercato dicono che c’è crescente attenzione verso i vitigni autoctoni. C’è chi li stima in circa 800, anche se il registro nazionale delle varietà di vite riporta 517 tipologie iscritte. «Siamo primi al mondo sugli autoctoni e superiamo la Georgia, seconda – ha ricordato Pier Bergonzi, “allenatore” del Pignoletto – Solo in Emilia Romagna ce ne sono una sessantina».

«Il progetto è nato per il Mondiale – ha svelato Gardini – ma nulla ci vieta di collegarci anche alla Champions e ad altre competizioni. Chi non sa condividere il vino – ha chiosato con sapienza – non ha capito nulla della vita».