Secondo gli analisti di Crif Ratings le aziende vinicole, possono essere diventare un investimento per il futuro per i piccoli e medi investori

Diventeremo tutti investitori del vino? È lo scenario che si potrebbe presentare se si sviluppasse e diffondesse lo strumento dei minibond per finanziare le imprese di piccola e media dimensione del comparto agroalimentare, ed in particolare proprio del settore vitivinicolo.

L'idea prende corpo da un'analisi rilasciata dalla società Crif Ratings che ha preso in esame la situazione difficile – come per tutti noi, imprese e famiglie allo stesso modo – nell'accesso al tradizionale credito bancario da parte di viticoltori e cantine. Proprio i protagonisti di quel piccolo “miracolo” economico e produttivo che ha portato il nostro Paese a scalzare la Francia dal gradino più alto della classifica dei produttori di vino al mondo e a segnare, l'anno scorso, il record di valore nell'esportazione di quello che potremmo davvero cominciare a considerare “l'oro” dell'Italia. Quello del vino viene considerato il candidato ideale per lo sviluppo di nuove idee nell'ambito della ricerca di fonti di finanziamento alternative al sistema bancario.

Il mondo del vino ha tutte le potenzialità per diventare una fonte di investimento

«In questo comparto – ha spiegato Paolo Bono, associate presso Crif Ratings – il tessuto imprenditoriale è costituito quasi esclusivamente da piccole e medie imprese; allo stesso tempo il posizionamento di prezzo e il livello dei margini unitari risultano positivamente correlati con l’offerta di vini invecchiati che alimentano il valore delle rimanenze e necessitano di una pianificazione finanziaria di medio e lungo periodo».

Di particolare interesse, secondo gli analisti di Crif Ratings, è il mercato obbligazionario domestico, quei titoli comunemente chiamati minibond, che offre strumenti di breve e lungo termine particolarmente adeguati alle esigenze delle piccole e medie realtà del settore manifatturiero, agroalimentare compreso, ed è appetibile anche per le famiglie e per i piccoli investitori in genere, alla ricerca, da parte loro, di nuove forme di investimento al di fuori dei tradizionali titoli azionari e obbligazionari.

Nonostante alcuni esempi già esistenti, si tratta di un mercato ancora tutto da sviluppare, se non addirittura da creare. «Ad oggi restano – ha sottolineato Bono – tuttavia numericamente poche le Pmi del settore Food & Beverage che hanno intrapreso la strada dei minibond». Lo stesso analista si dice tuttavia convinto delle potenzialità che investimenti obbligazionari di piccole dimensioni possono offrire agli investitori in «un settore, dove molte produzioni merceologiche sono oggetto di maturazione, invecchiamento e stagionatura, attività che sottintendono una rilevante immobilizzazione di capitale circolante e dove è forte l’esigenza di debito a medio lungo termine».

Su cosa si basa l'appetibilità che gli analisti di Crif Ratings attribuiscono a obbligazioni di piccolo taglio emesse da aziende vitivinicole?

A rispondere è sempre Paolo Bono, secondo il quale «osservando le prime 15 imprese italiane per marginalità unitaria, per circa l’80 per cento di esse il peso del magazzino rispetto al fatturato è superiore al 50 per cento, una circostanza che si spiega con la focalizzazione produttiva su vini affinati che, prima di essere veicolati sul mercato, alimentano il valore degli stock per più esercizi». Un magazzino che supera, complessivamente, un valore di 400 milioni di euro nei bilanci del 2014 che rappresenta, allo stesso tempo, garanzia a fronte dei prestiti e un modo per alleggerirne il peso. L'apertura di nuovi canali per l'ottenimento di capitali da investire viene visto come passo fondamentale per continuare lo sviluppo del settore vitivinicolo.

«La riqualificazione del portafoglio prodotti verso vini invecchiati ha un notevole impatto sull’equilibrio finanziario delle imprese – ha continuato Bono – e soprattutto sul ciclo di generazione di cassa. L’esborso per i necessari investimenti insieme all’assorbimento di capitale circolante (aumento delle rimanenze e allungamento dei tempi di incasso rispetto al momento in cui si sostengono i costi di produzione) sono, per molte imprese, forti deterrenti a intraprendere una strategia di diversificazione verso il prodotto pregiato. Un piano industriale che voglia perseguire questa strategia di crescita non può prescindere da una struttura di finanziamento a medio e lungo termine, sempre meno disponibile nell’offerta del sistema bancario».

Da qui la valida alternativa del mercato obbligazionario dei minibond. Prenderà piede? Offrirà ad aziende e piccoli investitori una modalità nuova – e di successo – per ottenere e investire risorse? Saranno i prossimi mesi a darci la risposta.