A Roma successo per la 4ª edizione di Bere Rosa, manifestazione dedicata ai vini rosati, un genere che incontra sempre di più il gusto degli italiani

Il rosa è il colore del momento, soprattutto nel mondo del vino. I rosati sono sempre più apprezzati dal pubblico e le cantine non si tirano indietro nel proporre i propri prodotti. Una ulteriore cartina di tornasole di questo momento d’oro è il successo che ha avuto la 4ª edizione di Bere Rosa che si è tenuta nei giorni scorsi a Roma.

Un processo di vinificazione particolare che permette di avere un vino con caratteristiche uniche

In un pomeriggio le sale di Palazzo Brancaccio si sono riempite di oltre 3500 visitatori interessati a degustare i 170 vini rosati presenti, provenienti da tutta Italia. Numeri che esprimono bene l’interesse delle aziende e dei consumatori verso questo prodotto che per tanto tempo è stato bistrattato e per certi versi ancora lo è, ma si tratta di un vino che ha una sua dignità e una sua precisa collocazione.

I vini rosati sono una categoria ben specifica che ha da molto tempo alcune zone vocate alla produzione come la Puglia e la Provenza per esempio, per non parlare delle bollicine dove il Rosè rappresenta quasi sempre il vino di punta di ogni azienda, soprattutto se stiamo parlando dello Champagne, della Franciacorta o dell’Oltrepò. In Italia negli ultimi dieci anni, sempre più aziende si sono affacciate al mercato con un assortimento di gamma allargato, includendo anche un vino fermo rosato o uno spumante Rosè, tanto che oggi rispetto a qualche anno fa troviamo sugli scafali delle enoteche o nei ristoranti un’ampia scelta di questi vini dai colori accattivanti.

Questa categoria di vini non si ottiene, come alcune persone credono, dalla miscela di un bianco e di un rosso, processo tra l’altro vietato dalla legge. Un discorso a parte lo meritano gli spumanti, per i quali è una pratica consentita, ma deve essere fatta seguendo regole precise: possono essere uniti i vini base rossi e bianchi, della stessa annata o di diverse annate, sia prima che dopo la seconda fermentazione.

I vini rosati si producono partendo sempre da uve rosse, come nella fermentazione in rosso, ma con una corta permanenza sulle bucce, partendo da qualche ora fino al massimo a due giorni, poi il mosto viene separato dalle vinacce e prosegue il processo di vinificazione come una normale bianco. Questo serve a estrarre gli aromi presenti nella buccia, dando un po’ di colore, così da dare quel mix di profumi che caratterizza i vini rosati. Ci può essere un secondo modo per produrre un vino rosato: il salasso, che non è altro che il mosto sottratto dalla vasca dopo la pigiatura, a distanza di qualche ora, all’inizio della fermentazione, per aumentare nella parte restante il rapporto tra le bucce e le vinacce. Il vino sottratto prosegue il processo di fermentazione alcolica come se fosse un vino bianco.

Si incontrano sempre più spesso vini fermi rosati e spumanti Rosè realizzati partendo dai vitigni autoctoni, con un bagaglio gusto-olfattivo unico, che identificano una regione. Un vino rosato si colloca, generalmente, tra i rossi e i bianchi. Portando con sé caratteristiche di entrambi di generi. Un buon rosato deve avere un piacevole mix tra le sue due anime e questo permette di giocare anche con gli abbinamenti. Sempre in generale ben si abbina a piatti poco elaborati di pesce e carni bianche. Un vino che può accompagnare con facilità tutto un pasto. Questa sua duttilità gli fa avere sempre più spazio sulle tavole italiane, come il successo di Bere Rosa ha dimostrato.