Trussardi in collaborazione con Samaroli crea il 2006 Caribbean Rum, un prodotto esclusivo, solo 381 bottiglie, che rappresenta l’eccellenza della Maison

Solo a guardare l’etichetta di ispirazione Art déco, fatta e incollata a mano, ci si rende conto di trovarsi di fronte a qualcosa di più di una bottiglia di rum. Piuttosto, una promessa di un viaggio emozionale unico, non replicabile, polisensoriale. Porta la mente a vagare nei Caraibi e alle Isole dell’America Centrale, ai romanzi di Hemingway e alle danze che affascinavano Paolo Conte («La rumba è un allegria del tango»).

Trussardi ha scelto Samaroli per la comune ricerca delle eccellenze

Il 2006 Caribbean Rum Unique Release for Trussardi, presentato a Milano, nasce in quei territori ma matura in Scozia. È il rum a marchio Levriero frutto della collaborazione con Samaroli, dal 1968 simbolo di qualità ed eccellenza nel selezionare e imbottigliare prodotti di piccoli produttori artigianali di valore. Un prodotto «limited edition»: 381 bottiglie numerate, una quintessenza dell’eccellenza Trussardi. Un rum prodotto con il cento per cento di melassa della migliore canna da zucchero. Un blended di distillati da Panama, Barbados, Nicaragua e Demerara (due, nella Guyana): quattro zone diverse e cinque differenti rum. Una miscela che poi invecchia dieci anni in bottiglie di rovere in Scozia, dove poi è stato imbottigliato nel 2016, dal barile numero 1.

«Avevamo l’esigenza di avere un nostro distillato, un nostro rum esclusivo – ha spiegato Luca Cinacchi, food and beverage manager di Trussardi alla Scala – e ci siamo appoggiati a Samaroli, per avere il massimo. Samaroli, azienda italiana che è punto di riferimento mondiale per la selezione dei grandi malti di Scozia e rum, è la prima volta che fa un’operazione del genere in trent’anni di operato. Per Trussardi il co-branding è la ricerca dell’eccellenza. Ci piace trovare altre aziende del nostro Paese che abbiano la nostra stessa filosofia di ricerca della migliore qualità. Lo abbiamo fatto con Calvisius, Cà del Bosco, Gradassi e con Samaroli. Il cliente Trussardi è molto attento, informato, vuole avere il massimo da tutto. E vuole bere bene. Le bottiglie verranno consumate in gran parte al ristorante e al Café Trussardi, anche se qualcuna sarà data a qualche collezionista che ce l’ha già richiesta. Il suo prezzo è interessante, 90 euro la bottiglia, un lusso accessibile».

Questo pregiato distillato sprigiona aromi e sapori complessi, che danno nell’insieme un prodotto armonico, equilibrato, elegante. La sua rotondità dona eleganza anche ai cocktail: lo abbiamo provato anche in un Daiquiri preparato dal bartender Trussardi, Tommaso Cecca, e l’effetto è di grande classe. «È intrigante e appagante – ha spiegato Antonio Bleve che guida l’azienda Samaroli – al naso ha note di caffè e frutta esotica cotta, arancia, toni di menta e spezie. Al palato ha un impressionante sentore di polvere di caffè. Un abbinamento accattivante è con del cioccolato e una pallina di gelato al fiordilatte di bufala e pepe rosa. Ma anche con un dolce di marzapane o pasticceria siciliana, un cannolo o una cassata. Lo vedo bene anche con un buon panettone artigianale, magari accompagnato da una crema. È stato assemblato e modellato con l’unico desiderio di condividerlo durante serate speciali».

Il rum si beve preferibilmente liscio (la temperatura ideale di servizio è tra i 18 e 22 gradi). Un distillato apprezzato soprattutto in Europa (gli italiani sono gli estimatori più colti) e negli Usa, che sta cominciando a interessare anche il Giappone. Al largo consumo piace sempre più il prodotto di facile beva, più dolce e meno alcolico in quanto a percezione. In questo mondo esistono grandi distillerie che fanno volumi importanti con una qualità medio-alta. Poi ci sono brand che fanno milioni di pezzi in maniera molto industriale, con una miscela costruita in laboratorio che è sempre la stessa tutti gli anni. E ci sono piccolissimi imbottigliatori indipendenti, che selezionano comprano e imbottigliano. Samaroli, tra i più storici, sede a Edimburgo e magazzini a Glasgow, è uno di questi. «Siamo gli unici italiani che stiamo in Scozia – ha raccontato Antonio Bleve – Siamo nati nel ‘68 come imbottigliatori indipendenti nel mondo whisky e poi ci siamo affacciati a quello del rum. Esportiamo per un terzo in Italia, un altro terzo in Europa e Usa e un ultimo terzo in Asia. Riusciamo a imbottigliare circa quindicimila, sedicimila bottiglie a imbottigliamento per un fatturato di circa un milione di euro. A noi piace divertirci facendo una miscela e cercando un prodotto nostro, non replicabile. Selezioniamo rum e whisky più incontaminati per invecchiarli senza fetta. Il rum deve essere un distillato figlio della canna da zucchero, del legno e del tempo».

«Se il prodotto è rivolto al largo consumo – ha fatto notare – non interessa l’invecchiamento, anzi l’elemento tempo può disturbare lo standard della miscela. Per noi l’affinamento è invece qualcosa che può dare di più: il rum acquisisce i tannini, come il vino, il rovere è fondamentale. In pochissimi invecchiano un rum come un distillato nobile. Per i prodotti imbottigliati nei Caraibi non c’è certezza sugli anni effettivi di maturazione. Potrebbero esserci magari degli aromi artificiali (il rum è un distillato, non gli si può aggiungere nulla, altrimenti finirebbe nella categoria liquori). Non così invece in Scozia, dove c’è il disciplinare più rigido e trasparente (non esiste uno standard a livello mondiale). Lì possono imbottigliare solo le distillerie di whisky e due, tre imbottigliatori indipendenti che hanno la dogana perennemente dentro gli impianti. E lì c’è il microclima perfetto per invecchiare il rum».

La presentazione di 2006 Caribbean Rum Unique Release for Trussardi si è tenuta in occasione della seconda edizione di Truit–Italian Taste Ambassador, appuntamento di casa Trussardi che valorizza le eccellenze italiane nel mondo del food and beverage. A fare da scenario il Café, la Lounge e il Ristorante Trussardi alla Scala che hanno ospitato quattro giorni di iniziative tra presentazioni di cocktails & spirits, degustazioni, cooking lesson, bartending, mixology challenge e cene a quattro mani. Lo scopo è creare un rapporto con le eccellenze italiane all’estero attraverso uno scambio culturale.

Dopo la prima edizione, focalizzata su due interpreti che hanno fatto di Monaco di Baviera il loro quartiere generale (lo chef Mario Gamba e il bartender Mauro Mahjoub), fil rouge dell’appuntamento 2016 è stato la Russia, con le presenze dello chef Pietro Rongoni, titolare a Rostov di Baraonda Cantina e rappresentante degli chef italiani nel mondo per la Russia, e Katerina Logvinova, bartender di origini russe che ha scelto Milano come città d’adozione (ha due lauree e si dedica agli spirits: è brand manager di Elephant Gin). A presentare gli ospiti rispettivamente Roberto Conti, executive chef del Trussardi alla Scala e Tommaso Cecca, head mixologist del Café Trussardi.