A Siena si è tenuta la sesta edizione di Sangiovese Purosangue, quattro giorni alla scoperta di questo vitigno e dei vini dove è protagonista

Negli scorsi giorni si è svolta a Siena Sangiovese Purosangue 2017, la manifestazione dedicata al vitigno tanto caro a tutti i buoni amici di Bacco. Il Sangiovese è stata assaporato, confrontato e raccontato in un tour appassionante di degustazioni, seminari e verticali di vecchie annate. A organizzare l’evento è stata l’Associazione Enoclub Siena, diretta da Davide Bonucci, che ormai da 6 anni si dedica alla valorizzazione di questo grande vitigno. La kermesse ha coinvolto circa 80 aziende con le loro etichette di Sangiovese in purezza, per un totale di oltre 350 vini in assaggio.

Il Sangiovese non è solo il principale vitigno toscano, ma è presente in molte altre regioni italiane

Suggestiva l’ambientazione offerta dalla Fortezza Medicea di Siena che, con i bastioni San Francesco e San Filippo, ha donato uno scenario coinvolgente per la “messa in scena” di questo spettacolo enoico. Se il Sangiovese è stata la celebrità indiscussa e il tema centrale di tutto l’evento, certamente il territorio ha fatto da regista. Partendo dal nucleo del Sangiovese toscano si è potuto apprezzare i diversi e multiformi aspetti assunti dal vitigno declinato nelle varie zone vinicole italiane: Toscana, Romagna, Umbria e Lazio, con le rispettive sottozone e cru. Le indagini e i confronti, portati avanti sia da banchi di assaggio individuali che da seminari specifici, hanno offerto uno schizzo del carattere Sangiovese e del suo modo di delinearsi con sapori, tonalità cromatiche e aromi tipici del vitigno ma diversi da zona a zona.

Molti i tratti in comune, come la brillantezza e la luminosità riflessa nel calice, o le note profumate di sottobosco, di bacche di marasca e la leggera speziatura finale da affinamento in legno stagionato e il tocco deciso, avvolgente ed elegante al palato. Tuttavia sono emerse anche le divergenze territoriali, quelle delle annate e delle singole aziende. A tal proposito, di grande interesse è stato il seminario condotto da Francesco Falcone e Davide Bonucci nella giornata di domenica “Declinazione del Sangiovese in Romagna e in Toscana. Il territorio di Brisighella, un parallelismo con Montalcino” che ha messo in luce le similitudini e le declinazioni dei due vini appartenenti addirittura a regioni differenti.

L’offerta formativa e culturale di Sangiovese Purosangue 2017 è stata molto elevata, con ben cinque seminari, tre verticali, una presentazione di un libro e vari momenti di banchi d’assaggio e degustazioni tecniche sia per operatori del settore nazionali ed internazionali che per appassionati. In particolare, le degustazioni guidate hanno rappresentato un prezioso approfondimento su tematiche attuali e sulle aziende che hanno fatto la storia di questo vitigno. La manifestazione è stata distribuita su quattro giorni, di cui il primo dedicato a enologi e tecnici, il secondo a giornalisti e produttori, il sabato e la domenica aperti al grande pubblico amante del buon vino. L’affluenza è stata notevole, soprattutto nella giornata di sabato.

Obiettivo di Sangiovese Purosangue è la continuità e la crescita dell’evento che dal 2011, anno in cui è nato il progetto, ha visto l’adesione di molti produttori e il manifestarsi di una sinergia collaborativa nel settore da parte di produttori, tecnici, operatori e molte altre figure. L’evento sta sempre più diventando un punto di riferimento per le aziende produttrici di Sangiovese. Il fine è sempre quello di scoprire nuovi produttori e aiutarli a farli conoscere, facendo anche emergere le qualità del territorio. Sangiovese Purosangue, i cui criteri e propositi sono culturali, di aggiornamento tecnico e di valorizzazione del territorio, ci racconta una bellissima storia. È la storia del vino, della sua terra e della passione, cura e difficoltà di chi lo produce, perché questo è un po’ il racconto di tutti noi italiani: appassionati, a volte pungenti, ma sempre sorprendenti come un buon Sangiovese.