Il Sangiovese è un’uva flessibile e in un momento che come vino rosso non cresce la cantina Colli Fiorentini Valvirginio, lancia la versione bollicine

È tutto un fermento. Il mondo del vino è travolto dal ciclone Prosecco, a tirare sono solo le bollicine. Risultato: tutti a inseguire. E anche il Sangiovese, vino icona del Centro Italia, con cui si producono Chianti e Brunello, si converte al dio spumante.

Il Prosecco tira e fa da modello: nel 2020 le prime bottiglie di Sangiovese spumante

La Cantina Sociale Colli Fiorentini ValVirginio conta circa 300 aziende conferitrici su oltre 1500 ettari di vigneti, per 11 milioni di euro di fatturato. In prevalenza sono le zone di produzione del Chianti Docg, dove la cantina è tra i principali protagonisti, producendo il 7 per cento della Denominazione, e del Chianti Classico Docg (1 per cento). Recentemente, come capofila, ha presentato un progetto di filiera che miri a produrre vini spumanti bianchi o rosati da uve Sangiovese per andare incontro alle esigenze del mercato. L’Idea è stata avallata dalla Regione Toscana che lo finanzierà per il 40 per cento(l’investimento previsto è di oltre 2,7 milioni di euro, 1 milione investito dalla Cantina e 1,7 milioni investiti dai 28 soci partecipanti diretti).

Il senso dell’operazione è spiegato da Ritano Baragli, presidente della Cantina che è anche vicepresidente del Consorzio Chianti Docg. «Abbiamo presentato questo progetto di sviluppo sui Pif (Progetti integrati di filiera), in occasione di un bando regionale. Abbiamo pensato di costruire un’altra via di utilizzo del Sangiovese. È una fetta della torta importante. Noi continueremo a produrre Chianti, intendiamoci, ma le statistiche dicono che non cresce, come del resto tutti i rossi. E come in Francia, dove trascina lo champagne. Pian piano affiancheremo, pertanto, altri prodotti come gli spumanti. Oggi già li facciamo produrre degli spumanti al Nord, dove c’è esperienza, usando Trebbiano, Chardonnay».

Bisognerà attendere il 2020 per provare le prime bottiglie. Niente metodo classico (quello dello champagne), ma lo charmat, per bollicine più semplici stile Prosecco. Inizialmente sarà fuori disciplinare. Sul nome si sta ancora decidendo, anche se quello commerciale è già piuttosto lungo, Colli Fiorentini ValVirginio. «È impossibile competere con le produzioni del Prosecco che a disciplinare arriva a 220 quintali uva a ettaro rispetto ai 110 del Chianti – fa notare – Il clima e l’esperienza non ci consentono, del resto, di competere con il Trentino e i grandi spumanti del Nord. Contiamo di partire con 5mila bottiglie, acquistando le prime autoclavi da 5mila ettolitri. Per il Chianti cercherò di far passare una modifica al disciplinare, visto che oggi non prevede la tipologia spumante. Con lo stesso metodo vorremmo fare anche i frizzanti, con tempo più ridotto, rosati e con uve bianche, come Pinot e Chardonnay».

L’investimento, da 2,7 milioni finanziato per il 40 per cento dalla Regione Toscana, prevede, oltre all’ampliamento della cantina, una serie di innovazioni tecnologiche. «Il costo a carico della cantina è circa 1 milione di euro, allargheremo lo stabilimento, creeremo spazi per lo stoccaggio dei vini confezionati perché stiamo entrando anche in gdo. Ben 28 soci dei 300 partecipano in maniera diretta e faranno investimenti nelle loro aziende. Nel progetto partecipano anche due istituti di ricerca, tra cui un laboratorio di analisi a Poggibonsi, l’Isvea. Entrambi hanno sviluppato un test ossidativo, inserito nel progetto, per preservare al massimo profumi e freschezza del Sangiovese.

L’obiettivo per la Cantina è anche andare a consolidare e ad ampliare alcuni mercati che già sono stati conquistati con il Chianti, ma che vanno sedotti anche con altri prodotti della casa. «Vogliamo portare lo spumante anche su mercati esteri, Giappone, Usa, Cina e Russia. Il mercato cinese è importante, purtroppo abbiamo competitori che ci fanno le scarpe, cileni e australiani. Il problema sono le barriere commerciali. Dobbiamo tifare per il libero scambio. Se ci chiudiamo in noi stessi, che si esporta? Noi stiamo investendo molto in Cina come Consorzio Chianti – fa notare – ma lì vogliono prezzi molto bassi e roba dolce. Abbiamo anche modificato il disciplinare. Come Consorzio Chianti inizieremo a fare in Cina anche corsi per assaggiatori di Chianti, abbiamo investito 120 mila euro. Oggi non c’è la tipologia spumante nel disciplinare, ma è importante far capire che anche il Chianti si abbina bene ai loro cibi. D’estate facciamo un’operazione promozionale per promuovere la bevuta del Chianti fresco».