Un pianoforte. Lo sfondo delle etichette di Ronco Calino, azienda perla della Franciacorta, sono lì a raccontarci di un legame speciale con la musica. I vigneti sorgono ai piedi della dimora appartenuta ad Arturo Benedetti Michelangeli, uno dei più grandi pianisti del XX secolo, che qui si rifugiava. Oggi è divenuta l’abitazione del titolare, Paolo Radici, bergamasco innamorato del vino, che guida un gruppo che fattura oltre un miliardo di euro. Anche il territorio, con le sue sinuosità che sembrano vogliano trasmettersi al vino, ha una bellezza musicale.

Ha le vigne ai piedi della dimora appartenuta ad Arturo Benedetti Michelangeli, uno dei più grandi pianisti del XX secolo

Siamo a Torbiato, frazione di Adro, nel cuore della Franciacorta (117 aziende che fanno 17,5 milioni di bottiglie). La vista è magnifica. Tredici ettari di vigneti coltivati in biologico. Una struttura di accoglienza ospiti luminosa, con finestroni che danno sul verde. In cima si vede la villa appartenuta al celebre pianista che sembra sorvegliare lo scenario naturale, spingendo lo sguardo fino al Lago d’Iseo. In questo silenzio quasi irreale, lo immaginiamo ancora lassù, con le mani che sfiorano i tasti in modo delicato, mentre interpreta l’amato Debussy.

Ronco Calino nasce nel Duemila per volontà di Radici che ha fatto edificare la cantina (oggi diretta dalla moglie Lara Imberti), culla di sei Franciacorta e tre vini fermi. Circa 70mila bottiglie, improntate a una beva elegante, che punta su lunghi affinamenti e si avvale di una consulenza prestigiosa, quella dell’enologo Leonardo Valenti e dell’agronomo Pierluigi Donna.

Due ettari di bosco e 120 ulivi delimitano la tenuta. Le uve sono certificate bio dal 2016 (lo è il 65 per cento della Franciacorta). Dal prossimo autunno compariranno le prime etichette con la fogliolina verde, per Curtefranca Bianco Lèant e Curtefranca Rosso Ponènt: il primo Franciacorta certificato biologico sarà, invece, il Satèn, dal 2019. Il vitigno prevalente è naturalmente lo Chardonnay, ma qui il Pinot Nero, difficile da gestire, è al 25 per cento, rispetto a una media del 12 per cento nel territorio. C’è poi una decina di filari di Erbamat: Ronco Calino ha deciso di partecipare, con altre aziende del Consorzio, alla sperimentazione di questo vitigno autoctono che ha sollevato grande curiosità. Grande è poi l’attenzione alla tutela della biodiversità (un indicatore della vitalità del suolo, fondamentale per uve sane e vino migliore). Ci raccontano che gli agronomi di Sata, che hanno curato per l’azienda il progetto biopass, hanno individuato un insetto raro nel vigneto Anfiteatro, lo pseudoscorpionide.

Impegno bio e sostenibilità – Visitiamo la cantina, interrata. Ci colpisce la presenza di una cella frigorifera (strumento che in Franciacorta pochi hanno) dove a 12 gradi sostano le uve prima della pigiatura. Nella barricaia ci sono 46 barrique in rovere dedicate alle basi Franciacorta e 24 riservate ai vini rossi fermi. Una caratteristica degli spumanti di Ronco Calino è proprio il passaggio in barrique (con diverse tostature). Un uso leggero, che non cede sentori vaniglia. Altra peculiarità è l’esclusione della fermentazione malolattica, che fa mantenere una bella acidità ai vini. Quasi inutile, dire, che si lavora per microvinificazioni, in modo da valorizzare la personalità dei singoli cru (lo studio di zonazione ha individuato 6 cru per 48 parcelle). I lieviti sono selezionati: nessun cedimento alla tentazione crescente di optare per quelli indigeni (un’arma a doppio taglio). Basso l’uso dei solfiti, almeno il 10-15 per cento in meno rispetto ai termini di legge, ci raccontano. Così per lo zolfo. L’impegno per la sostenibilità ambientale è dimostrato dall’adesione al progetto Ita.ca per il monitoraggio e la riduzione delle emissioni di CO2.

Vocazione export - I vini Ronco Calino, che aderisce a Fivi,  sono molto apprezzati all’estero dove esporta il 30 per cento della produzione, contro una media del territorio del 12 per cento. Primo mercato, a sorpresa, il Belgio, seguito da Svizzera, Germania, Danimarca, Usa e Giappone, con una piccola presenza in Nuova Zelanda, UK e Messico. Con la recente acquisizione di 3 ettari a Provaglio d’Iseo, l’obiettivo è raggiungere le 90mila bottiglie entro il 2020.

La degustazione – Passiamo alla degustazione. A cominciare dall’iconico Brut («È il signor Radici» ci dicono con una coraggiosa metafora), che rappresenta più della metà dell’intera produzione (80% Chardonnay, 20% Pinot Nero). Una piccola parte fa passaggio in barrique. Passiamo al cremoso Satèn e poi al Nature (entrambi 50 mesi sui lieviti): la veste è sempre fine, elegantissima. Il top è il Brut Millesimato 2010 (60% Chardonnay, che per la metà fa passaggio in barrique, e 40% Pinot nero), almeno 70 mesi sui lieviti. Un capolavoro che rapisce con i sentori quasi di frutta tropicale (mango e ananas), uniti ad aromi balsamici in una lunga persistenza. Sorprendente è il Rosé Radijan (54 mesi sui lieviti), che non ha le consueti note ruvide del Pinot nero. Nella produzione spicca l’Arturo Sebino Igt, che ha trionfato nel primo Concorso del Pinot nero di Egna, in Alto Adige, terra indiscussa del Pinot noir italiano. Una vittoria fuori casa che vale doppio.

Festival del Franciacorta – Per chi voglia conoscere questa bella realtà, c’è un evento imperdibile: il Festival Franciacorta, in programma il secondo fine settimana di settembre.  Le raffinate bollicine di Ronco Calino accompagneranno, tra l’altro, un’autentica sfiziosità, le polpette al sugo di nonna Maria. Servite in una rosetta di pane da lievito madre, vengono realizzate con un trito di carne di suino e di bovino da piccoli allevamenti di Villacidro (Sud Sardegna), condite con pecorino, basilico e sugo di pomodori datterini coltivati sull’Isola. Saranno preparate da Federica Buccoli, alias Mambo Kitchen, nota food blogger. Un motivo in più per venire a scoprire questa magnifica cantina.