Le abitudini dei consumatori nel rapporto coop 2017: boom dell’avocado e i trend dei consumi sono salute, qualità, sperimentazione, alimenti pronti

Il cibo come terapia, elisir di lunga vita: non solo gusto e piacere. Il cuore del nuovo rapporto Coop 2017,  presentato a Milano, sui consumi degli italiani, è questo. Basti un dato: i cibi «terapeutici» (superfood ma anche la nuova dieta Sirt, basata su un gruppo di geni, le sirtuine, regolatori metabolici che controllano la capacità di bruciare i grassi, e altri cibi del benessere) crescono il doppio della media (ovvero +5 per cento e addirittura +8 per cento i superfood) e valgono ormai il 10 per cento dei consumi alimentari.

Italiani sempre più attratti dal bio, integrale e «free from»: +13 per cento il giro d’affari dei prodotti senza olio di palma

La fotografia scattata dagli uffici studi Coop, con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche e il supporto d’analisi di Nielsen e altri enti di ricerca, è inequivocabile. E conferma il trend già registrato nel dossier 2016.

No alla bassa qualità - Il cibo al ribasso, la rincorsa alla promozione, non tirano più: le parole d’ordine sono salutare, qualità, sperimentazione, comodo e pronto all’uso. C’è un consumatore sempre più consapevole, basti dire che il 56 per cento legge in modo maniacale le etichette dei cibi. Il che dovrebbe convincere le aziende sulla bontà della linea della tracciabilità sposata da Coop con il Supermercato del futuro. E che i giochi a nascondino sulla provenienza delle materie prime non pagano.

Ripresa - La ripresa c’è ed è guidata proprio dalla componente alimentare che nella Gdo è crescita del 2,9 per cento nel primo semestre 2017. Qualche aiuto l’ha dato in certi ambiti anche il clima (+5,4 per cento per vendite di gelati e surgelati), tanto che si parla di vendite meteopatiche. Cambia anche la tavola degli italiani: la composizione della spesa prevede sempre più verdura (13,7 per cento) e pane e cereali (15,5 per cento); e sempre meno dolci (4,9 per cento), carne (20,6 per cento) e uova-latticini (15,8 per cento).

Ma non è tutto oro quello che luccica. Nel corso dell’anno si riaffacciano tensioni inflattive su alcune materie prime, a cominciare dall’olio extravergine i cui prezzi sono in aumento del 60 per cento a causa della mosca olearia.

Healthy food – All’interno dei superfood ci sono alcuni spostamenti. In termini di aumento di vendita, nel primo semestre 2017, il podio spetta all’avocado, con un +78 per cento. Non stupisce allora che nel mondo della ristorazione qualcuno si sia mosso in anticipo sui tempi verso la sua valorizzazione. Ad Amsterdam recentemente è stato aperto il primo ristorante d’Europa monoingrediente, The Avocado Show dedicato a questa bacca nativa dell’America Centrale, che oggi viene coltivata oggi anche in Sicilia. Al secondo posto si conferma lo zenzero (+72 per cento), quindi l’olio di lino (+52 per cento), uno degli oli più ricchi dei preziosi omega-3. Nelle prime posizioni si trovano anche semi di lino e di zucca, quinoa, canapa, goji e stevia, che sta sostituendo lo zucchero in molti drink, gelati e prodotti di pasticceria. Piacciono sempre di più, in termini di gusto e salute, la polvere di maca (un tubero peruviano), i semi di chia.

Flessione a sorpresa invece per la curcuma, che lo scorso anno era nei primi tre posti (ma che comunque cresce del 22 per cento), molto apprezzata per la sua capacità di incidere sul microbiota. Sembra essere esaurita poi l’infatuazione per il kamut (-24 per cento), mentre la soia (-3 per cento) comincia a sentire la concorrenza di altre bevande vegetali più trendy, come il latte di mandorla.

Tra i cosiddetti alimenti Sirt, la classifica è guidata da mirtillo rosso (+30 per cento), grano saraceno (che è privo di glutine, +23 per cento), noci (+15 per cento), sedano (+13 per cento). Tra gli altri cibi del benessere la barbabietola, protagonista di molte ricette in centrifugati, che sembra vivere di nuova vita (+47 per cento), le alghe (+15 per cento), il cioccolato. fondente (+11 per cento).

Free from – Il filone dei prodotti «senza» continua a macinare consensi. Il solo giro d’affari del «senza olio di palma» è cresciuto del 13 per cento. Ma aumentano il senza glutine (+16,8 per cento), l’integrale (+4,8 per cento), il senza lattosio (+ 3,1 per cento con un +174,4 per cento per il latte ad alta digeribilità). Inarrestabile la marcia del bio (+16,1 per cento). Sul «senza antibiotici nella carne» Coop ha anticipato molti altri grandi player del mondo retail con il progetto «Alleviamo la salute». «Il cibo è moda, è associato a gusti che cambiano – ha precisato Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop (Associazione nazionale cooperative di consumo) – ma per Coop significa anche valori che devono rimanere. E sono rappresentate dalle campagne solidaristiche, “Alleviamo la salute” per la riduzione dell’uso di antibiotici, le scelte sull’olio di palma».

Lusso e qualità – Il carrello del lusso supera l’otto per cento di crescita nel primo semestre dell’anno. Stare bene a tavola e mangiare bene diventa sempre più un’esperienza da condividere in termini di qualità. E Milano è considerata tra le prime cinque città capitali del lusso (dopo Londra, Tokyo, Parigi e Dubai). L’Italia rimane il primo Paese in Europa per ricerca della qualità a tavola (69 per cento), davanti a Germania (61 per cento), Spagna (59 per cento), Regno Unito (59 per cento) e sorprendentemente Francia (51 per cento).

Food mania - Il cibo è la nuova moda. Sono 227 milioni gli hashtag sul food e con ben 130 milioni domina #foodporn. Tra i più gettonati, anche #mangiarsano, #fattoincasa.

«Dal rapporto – osserva Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – emergono due considerazioni. La prima è che c’è un trend di ripresa generale, anche se certe fragilità sono ancora presenti in termini di capacità di acquisto. Ma soprattutto la conferma di tendenze che avevamo intuito già negli anni passati. Ovvero uno spostamento dei gusti e delle abitudini alimentari verso cibi salutari e del benessere. E una curiosità verso i cibi etnici e le novità».

«Noi come Coop –sottolinea Pedroni – abbiamo cercato di interpretare queste tendenze da tempo (c’è uno spostamento globale verso meno carne e meno grassi), soprattutto con il nostro prodotto a marchio, e in particolare nella direzione del “free from”, “rich in”».

«La presunta logica salutistica seguita dai semafori alimentari – fa notare – è invece sbagliata ed è in realtà una difesa di se stessi. Seguendo quell’impostazione, mutuata dall’esempio inglese, il Parmigiano dovrebbe avere semaforo rosso: una follia! Non si deve proibire un cibo, ma lavorare sull’educazione alimentare e sull’equilibrio. Noi abbiamo fatto la scelta di non usare olio di palma, ma non lo demonizziamo: basta consumarne poco. Non è lo zucchero che fa male, ma il suo eccesso, come per ogni cibo».

«C’è grande riconoscimento della ricchezza, qualità e varietà del prodotto italiano – conclude Pedroni – la difficoltà è farli diventare fattori commerciali e competitivi nel mondo. Noi abbiamo poche grandi imprese: molte sono piccole e medie e non hanno capacità di strutturarsi per fare export. C’è bisogno allora di un sistema Italia che insieme sappia andare all’estero».

Sulla trasparenza in chiaroscuro nel format del Supermercato del futuro il presidente Pedroni ha ribadito l’impegno di Coop. «Noi ci battiamo non solo per la trasparenza del nostro prodotto a marchio: chiediamo anche agli altri fornitori di avere la stessa apertura. Spetta a loro dire cosa c’è dentro il prodotto. Ho spesso spiegato agli amici dell’industria – fa sapere – che se non danno queste informazioni, girano poi spesso sul web come fake news, dunque è convenienza di tutti essere trasparenti».

Coop, con il 14,4 per cento, continua a detenere la quota principale di mercato nella Gdo, davanti a Conad (11,9 per cento). Nel 2017 ha investito 300 milioni nell’ammodernamento della rete con 10 nuove aperture e 90 ristrutturazioni importanti.