Nel rapporto Coop 2016 cambia la scelta dei cibi a tavola: meno pasta e carne, più pesce e verdure. Boom di zenzero, curcuma e quinoa

Altro che dieta mediterranea. Gli italiani hanno ormai svoltato: la direzione è quella del cibo salutare, green, bio, light, etnico e sperimentale. Ed è sempre meno fidelizzato, un «adultero seriale» negli acquisti. E allora addio a carne e pasta, meglio pesce e quinoa, ma il vero boom è quello dei superfood, nella presunta convinzione che sia una scorciatoia per ottenere i benefici. Il nuovo spaccato emerge dal ponderoso Rapporto Coop 2016 (370 pagine) redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche, il supporto d’analisi di Nielsen e i contributi originali di Iri Information Resources, Gfk, Demos, Nomisma e Ufficio Studi Mediobanca.

A tavola agli italiani piace variare, ma in senso salutare

Mangiamo meno – Un italiano su tre è sovrappeso e uno su dieci è obeso. Risultato: circa 16,9 milioni di persone nel nostro Paese seguono una dieta. Secondo effetto, oggi mangiamo di meno. In quantità siamo tornati a consumare come alla fine degli anni Sessanta: 2,35 chilogrammi di cibo al giorno tra colazione, pranzo e cena. Lontano il picco dei primi anni Duemila (2,7 kg al giorno pro capite). Benessere e stare bene sono «il nuovo dogma degli italiani».

Addio a pasta e carne – Nell’ottica dello stare in linea e sentirsi leggeri, la pasta è uno dei primi alimenti a pagare le conseguenze. Dagli anni Settanta, massimo storico, a oggi, abbiamo perso oltre 80 grammi di pane e pasta per persona. Il peso di pasta, pane e prodotti derivati sul totale ha ceduto oltre 4 punti percentuali, passando dal 22 per cento degli anni Sessanta a poco meno del 18 per cento di oggi. Più recente è l’inversione di tendenza per la carne: la riduzione è particolarmente accentuata nel periodo 2010-2016, con un calo dei volumi superiore al 13 per cento. Complice anche l’effetto Iarc.

Salgono pesce e verdura – Nell’ottica di privilegiare i cibi più leggeri e di facile digeribilità, ecco che alla decrescita della carne corrisponde l’impennata del pesce con consumi pari a circa 60 grammi pro capite al giorno, +77 per cento rispetto agli anni Sessanta. Si rileva anche uno spostamento verso i prodotti vegetali freschi e in particolare verso i generi ortofrutticoli (+10 per cento). Il che conferma un’analisi Istat relativi agli ultimi quindici anni: nel 2015 per la prima volta la spesa per frutta e verdura degli italiani ha superato quella per la carne ed è diventata la prima voce del budget alimentare familiare.

Il 2016: cibi clean, etnici e pronti – Le tendenze dell’anno in corso sono la migliore cartina di tornasole di quello che sta accadendo in tema di orientamento e gusto. La linea healthy è spiccata. Ripulirsi è il mantra a tavola dei nuovi italiani. Funziona la politica del “senza” (+ 5,7 per cento nel primo semestre): dal senza lattosio al senza glutine, dal senza sale al senza zucchero. Nell’ultimo anno le vendite a valore per la pasta senza glutine sono aumentate del 19,5 per cento. Crescono i cibi integrali e decrescono quelli raffinati (compresi lo zucchero cui viene preferito quello di canna); su gli alimenti a base di soia, giù i biscotti frollini (incide forse la questione dell’utilizzo dell’olio di palma che molti supermercati, a cominciare da Coop, hanno bandito) e i succhi di frutta (troppi zuccheri). L’altra direttiva è la velocità: c’è sempre meno tempo per cucinare, per cui crescono i consumi dei piatti pronti (+6,8 per cento). Nella Gdo zuppe e piatti pronti sono al primo posto come tendenza nel primo semestre con +41,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno. Ai primi posti anche salmone affumicato (+15,3 per cento), latte ad alta digeribilità (+12,8 per cento) e bresaola (+12,3 per cento). Agli ultimi posti, al contrario, il latte uht intero (- 15,4 per cento), i wurstel (-13,2 per cento), lo zucchero raffinato (-7,2 per cento). La terza linea di tendenza è la sperimentazione: sempre più popolari i cibi etnici (+ 8 per cento nel primo semestre 2016), dal sushi alla salsa di soia, agli involtini cinesi, cous-cous, paella, kebab, feta greca, tortillas messicane.

Più qualità – Dieta sì, ma l’italiano è anche gourmet e non vuole rinunciare al piacere del cibo. Nel 2016 cresce in misura significativa il carrello del lusso (+4,6 per cento): champagne e vini di alta qualità, funghi, specialità ittiche, tartufi. Cresce anche del 4 per cento su base annua il valore delle produzioni Dop e Igp: il comparto dell’eccellenza del food & wine ha raggiunto il valore di 13,4 miliardi di euro, un giro di affari che rappresenta il 10 per cento del fatturato dell’industria agroalimentare. Prosecco, Montepulciano e Chianti guidano un mercato di 523 vini Docg, Doc, Igt, le cui esportazioni sono cresciute del 30 per cento negli ultimi cinque anni.

La caccia ai superfood – Tenere lontano gli acciacchi e malattie con cibi in grado di mantenere la salute. Gli italiani sono sempre più ricerca dei superfood in grado di garantire benessere. Alcuni sono da sempre presenti nella dieta mediterranea ma vivono una seconda giovinezza: peperoncino, capperi, cavolo riccio, frutti rossi, mirtilli, barbabietola, sedano, cacao, menta, grano saraceno, noci. Altri invece provengono da culture alimentari internazionali: quinoa, zenzero, curcuma, bacche di goji, amaranto, avocado, seitan, kombu, daikon, alga spirulina, azuki, gomasio, kefir, tè matcha. Il giro d’affari dello zenzero è di circa sei milioni con un +141 per cento nel giro di un anno, la curcuma supera il 93 per cento, la quinoa il 91 per cento. Ma il boom è della rucola, +192 per cento.

Cibo green - Nel quotidiano gli italiani adottano comportamenti e acquisti sempre più attenti all’ambiente. Gli acquisto di alimenti biologici, di prodotti a km zero e la consultazione delle etichette rientrano in quest’ottica. Le vendite di prodotti bio a totale mercato hanno quasi raggiunto i 3 miliardi di euro: +21 per cento è l’incremento del giro d’affari del biologico negli ultimi dodici mesi.

Secondo un’indagine Nielsen, il 34 per cento degli intervistati vorrebbe trovare sugli scaffali della grande distribuzione prodotti in linea con uno stile di vita più sano ed equilibrato, il 29 per cento chiede prodotti che facilitano la vita, il 28 per cento prodotti a contenuto impatto ambientale o eticamente sostenibili, il 23 per cento privilegia gli ingredienti naturali mentre un 15 per cento cerca piatti pronti di rapido utilizzo. Ed è crescente la quota di consumatori che scelgono dove fare la spesa solo in funzione della presenza in assortimento di merceologie bio. «I nostri connazionali sono amanti della sperimentazione, cercano nuovi prodotti, amano le novità (più degli europei) – dichiara Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – e noi stiamo innovando sia in termini di prodotto (è in fase di lancio il nuovo Pam), sia come format». Entro fine anno Coop ha annunciato l’apertura a Milano, zona Bicocca, del Supermercato del Futuro, di cui si è visto un’anteprima all’Expo.