I probiotici, i miliardi di batteri che costituiscono la nostra flora intestinale, il nostro “secondo cervello”, sono al centro del dibattito scientifico e potrebbero condizionare la dieta e la medicina del futuro. Dal Cnr un filetto di pesce spada con probiotici

I batteri «buoni» ci aiuteranno a migliorare l’alimentazione, a risolvere problemi di intolleranze e allergie e a prevenire e curare molte malattie. Lo scenario prossimo e venturo riguarda il tema della flora batterica intestinale, o più precisamente del microbiota intestinale, altro aspetto dell’eccellenza italiana visto che il nostro Paese è secondo solo agli Stati Uniti per questo tipo di ricerche che ultimamente sono al centro del dibattito scientifico. L’interessante argomento dei probiotici è stato affrontato in un workshop («Microbiota, nutrition and wellness: a system based approach») tenutosi all’Expo, presso il padiglione Italia, coordinato per il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) dai ricercatori Mauro Rossi e Filomena Nazzaro dell’Istituto di Scienze dell’alimentazione, in collaborazione con Fondazione Invernizzi.

Se gli uomini sono sostanzialmente uguali dal punto di vista genetico (il 99,9 per cento), afferma la scienza, lo sono molto meno per i miliardi di batteri che ospitano (100mila miliardi, dieci volti più delle cellule di tutto il corpo): solo il dieci per cento di microbi ci accomuna. Ecco spiegato il misterioso motivo per cui le zanzare colpiscono determinate persone più di altre: dipende dal gusto della pelle che varia in base ai differenti ceppi microbici.

Invisibili e tantissimi, potranno darci una mano nel futuro a combattere le malattie

Ma è nell’intestino, dove si concentrano le più estese e importanti comunità microbiche, e chiamato non per nulla il “secondo cervello”, che si concentrano le maggiori attenzioni. «Il microbiota – ha spiegato il ricercatore, dottor Mauro Rossi – ha un importante funzione per lo sviluppo e la protezione del sistema immunitario, ci sono chiare evidenze sperimentali in questo senso. Esiste un equilibrio dinamico tra il microbiota e il sistema immunitario: in certe condizioni patologiche alcuni batteri del microbiota possono diventare patogeni, stimolando la risposta infiammatoria. Una non corretta alimentazione, poi, può indurre disbiosi, cioè alterare l’equilibrio intestinale tra le diverse specie microbiche, anche qui con un rischio di infiammazione: è quanto accade, per esempio, nella celiachia. Il microbiota, localizzato principalmente nel colon, riveste quindi un ruolo centrale nel regolare la tolleranza immunologica, facendo sì che il nostro organismo non sviluppi risposte avverse verso gli antigeni alimentari che sono continuamente introdotti con la dieta. Quest’attività, è regolata principalmente dalle popolazioni di lattobacilli e bifidobatteri presenti nella mucosa intestinale».

Gli studi aprono importanti prospettive per i cosiddetti probiotici, batteri in gran parte presenti nell’intestino o che oggi si possono trovare come organismi vivi in alimenti fermentati, come lo yogurt (in genere lattobacilli e bifidobatteri) o integratori alimentari. Le applicazioni terapeutiche sono ancora allo studio. Il Cnr, in particolare, ha studiato le potenzialità antinfiammatorie di uno specifico ceppo di lactobacillus gasseri che può essere somministrato con l'alimentazione, per contrastare allergie o intolleranze alimentari tra cui la celiachia. «Nostre recenti ricerche svolte in collaborazione con l'azienda giapponese Meiji – ha sottolineato Rossi – hanno dimostrato le notevoli potenzialità antinfiammatorie di uno specifico ceppo di lactobacillus gasseri, che può essere somministrato con l'alimentazione, utili per contrastare allergie o intolleranze alimentari su base immune. Un altro interessante progetto in collaborazione con le Università di Bari, Bologna, Parma e Torino riguarda il ruolo che le diete vegetariane e vegane possono avere nella composizione del microbiota e, di conseguenza, sullo stato immunologico finale dell'individuo».

La cosa più sorprendente è che i nostri microbi svolgono molteplici funzioni e negli ultimi anni sono stati messi in relazione a una vasta gamma di malattie che non riguardano solo l’intestino ma si spingono molto oltre, dall’obesità alla depressione, dall’autismo alla sclerosi multipla, dalle patologie cardiache al cancro al colon. Scrive al proposito («Segui la pancia», Rizzoli) uno dei massimi esperti in materia, Rob Knight, direttore del «Microbiome initiative» presso l’University of California San Diego, cofondatore dell’«American gut project» e dell’«Earth microbiome project»: «I microbi non si accontentano di influenzare la digestione dei cibi, l’assorbimento delle medicine e la produzione degli ormoni, ma possono anche interagire con il nostro sistema immunitario con un effetto sulle funzioni mentali (…). Può sembrare assurdo ma gli studi al riguardo tenderebbero a confermare che il nostro esercito di microbi è in grado di influire sulla personalità e sui sentimenti». Chi volesse farsi un’idea del futuro fantascientifico che ci attende, può seguire online una brillante conferenza della durata di 18 minuti tenuta da Rob Knight sull’argomento.

Una prima applicazione pratica arriva dai ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr) di Bari e Torino che hanno realizzato, in collaborazione con l’Azienda Copaim Spa di Albinia (Grosseto), un filetto di pesce spada pronto da mangiare e in grado di trasportare nell’intestino umano un’adeguata concentrazione di un microorganismo probiotico selezionato.

«Abbiamo condotto un trial nutrizionale – ha spiegato Paola Lavermicocca, autrice del lavoro pubblicato sul Journal of Functional Foods e coordinatrice della ricerca – su 8 soggetti sani a cui sono stati somministrati a giorni alterni 100 gr di filetto probiotico per un totale di 20 giorni. Dopo il consumo di sole 5 porzioni di pesce, l’intestino risultava già colonizzato dai microorganismi, fornendo quindi gli stessi benefici di un’assunzione quotidiana che è generalmente suggerita per gli alimenti probiotici. Inoltre, il ceppo probiotico selezionato sopravvive nel prodotto nel corso della conservazione in una marinatura a ridotto contenuto di sale ed è risultato efficace nel preservare le proprietà nutrizionali del pesce, mantenendo inalterati il contenuto di amminoacidi ed il profilo proteico».

Questo filetto di pesce probiotico è adatto anche ai consumatori che seguono un regime dietetico a basso contenuto di colesterolo e per quelli che non possono assumere lattosio. «I risultati sono stati ottenuti – ha aggiunto Francesca Valerio dell’Ispa-Cnr – grazie alla ricerca condotta in questi anni che ci ha portato a isolare, selezionare e caratterizzare un ceppo probiotico di Lactobacillus paracasei con ottime performance tecnologiche, utilizzato per realizzare olive e carciofi probiotici la cui efficacia è stata confermata da trials nutrizionali condotti in collaborazione con il Reparto di gastroenterologia dell’Ircss Saverio De Bellis di Castellana Grotte».

La strada per il futuro è stata tracciata, ora non ci resta che mangiarla.