Pasta B è l’unico ristorante che propone cucina fusion di Singapore a Milano, a due passi dal Duomo: noodles e ravioli sono fatti a mano davanti ai clienti. Da gennaio 2016 due novità: gli aperitivi asiatici e il pomeriggio del the

Come sono preparati i ravioli al vapore dal gusto più o meno standard che troviamo nei tanti ristoranti cinesi? Di solito non ci si pone la domanda, anche perché la riposta è nella stragrande maggioranza dei casi unica: prodotto surgelato. Quale sarebbe invece la vostra reazione se vi dicessero che i ravioli sono preparati con pasta fatta in casa e che, se non ci credete, potrete verificarlo assistendo la cuoca all’opera?

Niente prodotti surgelati, tutto viene fatto a mano

Ecco, qui sta tutta la differenza di un pranzo al Pasta B, primo e unico ristorante di cucina fusion di Singapore, a due passi dal Duomo di Milano (via Ulrico Hoepli 3): noodles e ravioli sono preparati con pasta fatta in casa. E si sente. Non è un caso che il nome del locale renda omaggio al simbolo dell’Italia culinaria, la pasta, abbandonando, anche a rischio di confondere, i richiami orientali. Rimane poi la caratteristica “B” che richiama la multinazionale proprietaria e che avrebbe anche un valore affettivo. La stessa che ha voluto che il concept di un ristorante di Singapore venisse esportato a livello internazionale, Italia inclusa, dove è stata scelta la città di Milano per l’unico locale in Europa. Tutto è iniziato, infatti, nel 1989 quando i signori Han, origini cinesi, aprirono nella Chinatown di Singapore il Jing Hua Xiao Chi, un locale specializzato nella preparazione di ravioli e noodles fatti in casa. Dopo venticinque anni di esperienza, la seconda generazione fa oggi conoscere questi piatti nel mondo.

La cucina di Singapore, città-Stato di più di cinque milioni di abitanti, viene considerata la prima al mondo nello street food. Accarezza il gusto internazionale, ma è un autentico melting pot: risente di quella cinese e ha influenze giapponesi, coreane, indonesiane, malesi e indiane. Non è un caso che ospiti ogni anno la più imponente kermesse gastronomica d'Oriente, il World Gourmet Summit.

Pasta B è aperto tutti i giorni a pranzo e cena (dalle 11.30 alle 22.00, riposo il lunedì a cena). Il team è composto da personale giapponese e cinese con la collaborazione di uno staff italiano. «Il locale per il 70 per cento lavora nell’orario di pranzo – spiega Giovanni Biaggini, store manager – In cucina la brigata di dodici persone è guidata da uno chef italiano, Giovanni Croce. I nostri plus sono noodles e ravioli che vengono in genere accompagnati, per quanto riguarda gli alcolici, da birre orientali. Da gennaio ci saranno però alcune novità: il tè del pomeriggio con un’ampia scelta, compresi i preziosi tè bianchi, e gli aperitivi con tocco asiatico, per esempio con l’utilizzo dello yuzu che già viene usato per i sorbetti d’estate».

Dall’esterno si può vedere la signora Keiko, giapponese di Tokyo, che prepara la pasta fatta in casa («Ci ho messo sei mesi per imparare» dice sorridendo). L’interno è semplice e informale, ma c’è anche un’ampia sala al piano di sotto per un ambiente più confortevole. Prima del menu viene servita una delicata insalatina con lime, sale e pepe. Le specialità, senza dubbio, sono i ravioli, i noodles e le zuppe.

I ravioli sono al vapore, bolliti o alla piastra: interamente fatti a mano, vengono arricchiti da diversi gustosi ripieni, maiale e gambero, pollo, manzo o solo verdure. Sono serviti con salsa di soia, aceto di riso e zenzero.

I noodles, ovvero gli «spaghetti» tipici della tradizione orientale, sono realizzati in casa (da farina di grano tenero, molino italiano). Saltati o in brodo, sono arricchiti con verdure, pollo o maiale. Si possono accompagnare con il caratteristico katsuobushi, pesce affumicato ed essiccato a scaglie, il mentaiko (uova di pesce Pollack d’Alaska, una specie di merluzzo, marinate con erbe e spezie) o il profumatissimo shiso (chiamato anche basilico cinese, dà una profumazione particolare, che va dalla melissa all’anice). Il costo del piatto è piuttosto accessibile, in media dieci euro.

Le zuppe sono un altro plus: accattivante e molto «umami» il gusto della zuppa di miso, pasta di soia mescolata con il dashi, composto da scaglie di tonnetto striato essiccato (katsuobushi), alga kombu cui si aggiungono tofu e alga wakame. Interessante il fatto che, per il rispetto della qualità, molti ingredienti arrivino dall’Italia (tofu, salsa di pomodoro).

Ogni mese viene proposto un menu con delle specialità tipiche di Singapore. I dolci sono fatti tutti in casa e guardano all’Italia con gusto esotico. Superbo e imperdibile il tiramisù al tè verde Matcha, quello usato nella cerimonia del tè, una proposta fusion molto ben armonizzata. Per le bevande di accompagnamento al pasto, meglio orientarsi sui tè asiatici (Bancha giapponese, Oolong dal’isola di Formosa, al gelsomino, cinese), sulle birre (Asahi, Sapporo, Kirin) o sui sakè grazie alla neonata collaborazione con Sake Milano. La carta del vino è ridotta a un’unica etichetta, Tizzano, azienda dei Colli Bolognesi, in tre proposte (Barbera, Pignoletto fermo o frizzante). «La filosofia del locale – ha sintetizzato il direttore generale, Filippo Visconti di Modrone – è riassumibile in qualità, semplicità, servizio, ambiente e asiaticità». Promessa rispettata.