Intervista a Oscar Farinetti, patron di Eataly e presidente onorario di Fico, il grande parco agroalimentare che aprirà il 15 novembre a Bologna

Il 15 novembre, a Bologna, apre i battenti Fico, il più grande parco agroalimentare del mondo: 100mila metri quadri di eccellenza enogastronomica italiana, duemila aziende rappresentate. Su dieci ettari saranno in mostra i prodotti della biodiversità italiana: campi e stalle, con 2000 cultivar e 200 animali, 40 fabbriche contadine. Oscar Farinetti, il suo presidente onorario, lo ha definito una «Disneyland del cibo». Ma ci tiene a sottolineare che non sarà una versione 2.0 di Eataly, le cui aperture, nel frattempo, continuano nel mondo, da Los Angeles a Stoccolma. Perché «a mercato, ristorazione e didattica, i tre campi tradizionali in cui Eataly si muove, aggiungerà l’agricoltura e la trasformazione». C’è bisogno di «storytelling», parola magica da un po’ di tempo, imparando un po’ da quello che fanno gli americani: «Noi dobbiamo copiare il loro brillante stile narrativo!». La materia prima, del resto, non ci manca: la biodiversità continua a essere la gallina dalle uova d’oro. «Attraverso Fico dimostreremo la meraviglia dell’Italia, sia agli italiani sia agli stranieri» promette.

Oscar Farinetti, Fico sarà una «Disneyland del cibo, ha dichiarato recentemente: qual è il fil rouge alla base del parco agroalimentare più grande al mondo?
«Quando penso a Disneyworld, penso ai suoi oltre 50 milioni di visitatori all’anno e ammiro quello che sono riusciti a fare guardando avanti, non potendo, quasi, guardare indietro. Gli americani hanno pochissima storia alle spalle eppure, quel poco, è valorizzato in modo incredibile. Pensiamo, per esempio, a quale mito sono stati capaci di costruire intorno alla battaglia di Fort Alamo. Noi dobbiamo copiare questo brillante stile narrativo! Abbiamo racchiuso in Fico il meglio delle nostre tradizioni alimentari e abbiamo realizzato un parco dedicato all’educazione».

Il format sarà replicato in altre città o rimarrà unico? È un Eataly 2.0?
«Fico Eataly World è unico e non è un Eataly 2.0. Gli stessi Eataly in Italia e nel mondo sono tutti diversi e tutti unici; mai catena ma piuttosto “famiglia”. Il format è diverso, ricco e completo perché aggiunge a mercato, ristorazione e didattica, i tre campi tradizionali in cui Eataly si muove, l’agricoltura e la trasformazione. È un progetto molto ambizioso che si può realizzare solo in Italia. Resterà unico al mondo».

Continueranno, parallelamente, le nuove aperture di Eataly nel mondo?
«Certo che continuano! In ottobre apriremo Eataly a Los Angeles, sul Santa Monica Boulevard. Poi ci saranno le aperture a Stoccolma, Verona, Londra e Parigi. C’è ancora molto lavoro da fare, per fortuna!».

Il nuovo rapporto Coop ci dice che il consumatore cerca il «cibo terapeutico», il rapporto cibo e salute è ormai sempre più stretto. Fico sembra invece puntare più sull’entertainment.
«Non è poi così vero. Il tema della salute è al centro di tutta la filosofia di Eataly, il cui motto è “Mangi meglio, vivi meglio”, e non poteva non passare anche a Fico. Quello che Eataly cerca di proporre è proprio un modello di alimentazione sana e varia, scelta attraverso una consapevolezza che, se non c’è, viene aiutata a svilupparsi attraverso la didattica, il perno centrale di Eataly. Eataly declina i momenti di didattica attraverso quanto di più piacevole ci sia: mangiare buon cibo, e imparare a sceglierlo. Niente di meglio! Non deve esserci distinzione tra intrattenimento ed educazione: possono benissimo andare di pari passo. A Fico questa idea sarà espressa al massimo!».

Continua a credere che la biodiversità sia la gallina d’oro dell’Italia?
«Lo credo ogni giorno di più! Noi italiani abbiamo la fortuna di essere nati nel Paese più biodiverso al mondo. È un primato fantastico che abbiamo il compito di raccontare a tutto il resto del mondo. Diventare bravi in questo storytelling ci ha già portato grandi risultati. Dobbiamo solo non mollare, perché questa è la strada giusta».

Fico contribuirà a rafforzare l’immagine dell’eccellenza italiana all’estero e ad aumentare la domanda di prodotti made in Italy?
«Lo abbiamo progettato apposta! Attraverso Fico dimostreremo la meraviglia dell’Italia, sia agli italiani sia agli stranieri. E otterremo sostanzialmente due cose: gli stranieri avranno sempre più voglia di venire in Italia per scoprire le nostre meraviglie e conosceranno la nostra enogastronomia sempre di più, continuando poi a ricercarla ovunque nel mondo; gli italiani saranno sempre più orgogliosi del patrimonio enogastronomico del nostro Paese, ne avranno più rispetto e consapevolezza e lo ameranno di più!».