La diatriba attorno all’olio di palma continua, ma se la tecnologia cerca di rimediare ai problemi nutrizionali, il mercato premia chi non lo usa

L’olio di palma è ancora al centro dell’attenzione mediatica. L’industria, sotto la pressione di una larga fetta di consumatori, ha iniziato a non usarlo più, mentre il mondo accademico si divide sul fa bene o sul fa male. È necessaria a questo punto una precisazione: l’olio di palma in sé e per sé non fa male, non è il peggior grasso in circolazione, ma le tecniche usate per renderlo idoneo all’utilizzo industriale lo peggiorano e lo rendono dal punto di vista nutrizionale pessimo.

Il successo della Di Leo è un esempio di come il mercato ha premiato chi non usa olio di palma

Al problema nutrizionale c’è da aggiungere quello ambientale. Nelle regioni tropicali per far posto alle palme da olio si è intervenuti disboscando in maniera selvaggia e incontrollata, causando seri problemi ambientali, compromettendo in modo significativo la biodiversità di quei Paesi. L’industria alimentare si è trovata di fronte a un bivio: da una parte sta lavorando per rendere la raffinazione dell’olio di palma meno nociva per l’alimentazione, ma dall’altra lo sta sostituendo con altri grassi per seguire l’onda emotiva del consumatore. Quest’ultima scelta sembra essere quella vincente.

A un recente convegno che si è tenuto a Roma, alla Camera dei Deputati, e dedicato proprio all’olio di palma. La Di Leo Pietro, azienda di Matera, ha avuto l’opportunità di raccontare la sua storia che può essere presa come esempio per quanto riguarda il successo sul mercato. Tra il 2014 e il 2016 la linea di biscotti Fattincasa ha avuto un incremento nelle vendite del 156 per cento. Si tratta di prodotti da forno per la prima colazione prodotti con olio di mais come grasso.

«L’impetuosa crescita – ha raccontato Pietro Di Leo, amministratore unico - è iniziata a metà 2014 quando l’azienda, prima in Italia, ha iniziato a comunicare l’assenza di olio di palma sui pack dei Fattincasa, peraltro realizzati esclusivamente con olio di mais sin dal 1990».

Questi risultati hanno portato la Di Leo a eliminare l’olio di palma da tutte le loro referenze, per utilizzare solo materie prime di qualità. La realtà materana, inoltre, ha lanciato lo scorso anno l’iniziativa “All’orango io ci tengo”, in collaborazione con la onlus forPlanet, per la protezione degli oranghi di Sumatra cacciati dal loro habitat a causa dalla deforestazione. Sino al primo ottobre l’1 per cento del ricavato della linea Fattincasa darà destinato a questo progetto.

«La scelta di eliminare l’olio di palma dai nostri prodotti – ha sottolineato Di Leo – e di utilizzare sempre più ingredienti della tradizione, materie prime genuine e a kilometro zero ci sta premiando oltre ogni più ottimistica previsione. Oggi siamo il quarto brand nel Mezzogiorno e il secondo in Puglia e Basilicata con una quota sempre crescente di fatturato che proviene dalla vendita di prodotti attenti alle istanze nutrizionali dei nostri consumatori e al rispetto dell’ambiente; questo ci fa capire che stiamo andando nella direzione giusta».

Il mercato dunque ha premiato questa realtà e molte altre mi questi ultimi mesi hanno modificato ricette e confezioni, facendo risaltare l’assenza di olio di palma. Ma prima di mettere nel carrello un prodotto di questi verificate che non stia usando dell’olio di cocco, quest’ultimo è peggio a livello nutrizionale di quello di palma, così si evita di passare dalla padella alla brace.