L’azienda Nittardi, nel cuore del Chianti Classico, produce vini di grande eleganza nella tenuta di cui è stato proprietario il Genio del Rinascimento

Trovarsi a produrre vino nella stessa tenuta appartenuta a Michelangelo che lì lo faceva è uno storytelling al bacio, specialmente se si guarda a certi mercati. Ma poi se anche le etichette sono di grande valore, allora hai chiuso il cerchio. Ma veniamo al racconto. L’azienda vinicola Nittardi, proprietà della famiglia Femfert, si trova in cima a una collina nel cuore del Chianti Classico Docg. Ai 15 ettari vitati nel comune di Castellina in Chianti, se ne aggiungono altri 15 nella Maremma, tra Scansano e Magliano, anche se gli ettari di bosco sono oltre cento, cui si aggiungono gli oliveti.

Presentata la nuova etichetta del Casanuova di Nittardi, un Sangiovese in purezza: ogni anno, dal 1981, viene disegnata da grandi artisti internazionali

Stefania Canali, storica veneziana, e Peter Femfert, editore e gallerista d’arte di Francoforte, hanno «riscoperto» Nittardi nel 1981. Oggi è il figlio Léon, un master in Borgogna, ad aver assunto le redini dell’azienda, dopo aver passato un lungo periodo in Cile, presso la cantina biodinamica Casa Lapostolle.

La documentazione più antica in cui si parla di Villa Nectar Dei (così allora era conosciuta) risale al 1183. Il nome tradisce la chiave religiosa: era la casa madre dei monaci benedettini, che lì facevano vino. Della tenuta si innamorò Michelangelo Buonarroti che decise di acquistarla dalla Chiesa nel 1549 mentre lavorava alla Cappella Sistina. Incaricò tra l’altro il nipote Lionardo, che si occupava delle vigne, di donare delle damigiane di vino (solo bianco, principalmente Trebbiano) a Papa Giulio II. «Abbiamo continuato questa tradizione: ogni anno mandiamo una cassa di Nectar Dei al pontefice» ricorda Léon.

Le etichette disegnate da grandi artisti contemporanei – Questa azienda, certificata bio dal 2017, che si avvale della supervisione dell’enologo Carlo Ferrini, è una mosca bianca in tema di packaging. Dal 1981, in onore di Michelangelo, ogni anno grandi artisti internazionali vengono incaricati di creare due quadri per il Casanuova di Nittardi, che è stato cronologicamente il primo vino dell’azienda: un dipinto diventa l’etichetta, il secondo la carta da seta che avvolge la bottiglia. Tra i nomi degli artisti ingaggiati, compaiono Premi Nobel come Günter Grass e Dario Fo, Mimmo Paladino, Yoko Ono, Luigi Veronesi. «È il vino per cui siamo più conosciuti, anche se non è quello che vende di più e neanche quello di punta» sottolinea Léon.

L’occasione per conoscere l’azienda è stata proprio la presentazione della nuova bottiglia del Casanuova, annata 2016, a brevissimo sul mercato. L’artista che ha curato la veste è l’inglese Allen Jones, esponente della Pop Art. Per la prima volta è stata prodotta anche una carta per una «secret edition» per amici (con l’opera rivolta all’interno), visto che uno dei quadri inviati dall’artista è stato ritenuto troppo osé (rappresentava una donna-oggetto in versione fetish).

La degustazione – Abbiamo avuto modo di provare alcune bottiglie accompagnate da un menu preparato dal talentuoso chef Andrea Provenzani da del ristorante Il Liberty Milano (notevole il risotto Carnaroli Riserva San Massimo con zucca alla Mantovana, mostarda di arance senapate e amaretto).

In particolare tre bottiglie di Chianti Classico Docg e due della Doc Maremma. Il fil rouge (alla fine erano tutti rossi) è la piacevolezza ed eleganza della beva, unita a caratterizzazioni tipicamente locali. I lieviti indigeni sono utilizzati con maestria, senza alcuna punta di ossidazione.

L’avvio, quasi da aperitivo, è stato con il Belcanto 2015 (Sangiovese, più altre sette varietà autoctone tra cui Canaiolo, Colorino, Malvasia Nera e Cieligiolo). Le uve provengono dalle vigne più vecchie, anche di mezzo secolo. L’affinamento è in tonneaux e botti grandi da 35 ettolitri. La beva è stupenda, suadente e succosa, con note piccanti, speziate e amaricanti. Meritati i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2018. Passiamo al Casanuova, Sangiovese in purezza da singola vigna di dieci anni, a 450 metri di altitudine. Si sente fortissima la nota pepata. L’affinamento è in tonneaux da 500 litri per 14 mesi: niente barrique come per tutte le etichette del Chianti Classico e finale per qualche mese in cemento. Degustiamo Ad Astra 2015, un blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc: è il vino più easy, anche il più venduto, che profuma di macchia mediterranea con i tannini un po’ ruvidi, come vuole il prodotto maremmano. I due Cabernet fanno passaggio in barrique di secondo e terzo passaggio.

Proviamo il vino di punta per Il Chianti Classico Docg, il Nittardi Riserva 2015 (a base Sangiovese), prodotto solo in annate di grande qualità. Un’anteprima. Due anni in tonneaux e sei mesi in cemento. Emergono sentori di china, tabacco, pepe nero e cioccolato fondente. È la volta dell’altro top di gamma nella versione maremmana, il Nectar Dei (Cabernet Sauvignon la base, poi Petit Verdot Merlot e Syrah), annata 2008: i tannini sono ruspanti, si sentono le note speziate esotiche, di cardamomo, mentolate. Due anni in barrique, di cui il 20 per cento nuove. L’azienda produce anche un bianco, Ben, un Vermentino in purezza. Vitigno in grande ascesa che sulle coste della Maremma ha trovato un microclima ideale

Il Chianti in Cina – I vini Nittardi hanno come distributore esclusivo per l’Italia un’azienda legata al gruppo Meregalli. Delle circa 130mila bottiglie prodotte, l’80 per cento va all’estero: Germania primo mercato, poi Usa, Canada, Giappone, Corea, Singapore. Ma anche Cina che adora il brand Chianti. Con 1,3 miliardi di persone, il mercato del futuro è lì.