Nasce il trend dei vini non convenzionali nei colori: dallo spagnolo Gïk allo spumante Blumond dei Fratelli Saraceni, l’unico vino blu d’Italia

Bere blu. L’idea di una start up, che ha lanciato il nuovo trend, sta facendo discutere. È venuta a un team di giovani spagnoli: non sono vinificatori, piuttosto si definiscono dei creatori, degli artisti, tanto da scomodare Kandinsky per l’uso di un colore che richiama l’infinito.

Il primo vino blu è stato fatto in Italia

Il prodotto è il risultato di due anni di ricerca in collaborazione con l’Università dei Paesi Baschi e i dipartimenti di ricerca Food tech: nasce in realtà per divertimento, con l’idea di provocare e scombussolare un po’ le cose. Gïk è un vino dolce di 11,5 gradi alcolici, senza zuccheri aggiunti, frutto di un mix di uve bianche e rosse coltivate in vigneti spagnoli e francesi. A queste vengono aggiunti due pigmenti naturali: indaco e antocianine estratte dalle bucce dell’uva. Sul mercato italiano non è presente, si può solo ordinarlo online.

Ma in Italia c’è già chi ha lanciato un vino blu: il Blumond. Lo produce l’azienda Fratelli Saraceni, nata nel cuore della Toscana, con interessi che spaziano dalla cantina, alla ristorazione, al food, all’ospitalità. L’unico spumante italiano blu viene prodotto a partire da uve Prosecco; ha solo sette gradi di gradazione alcolica ed è ideale per eventi e cerimonie, come aperitivo, in abbinamento a dessert, come ingrediente per cocktail.

«Il Blumond, nome che richiama il diamante blu – racconta Matteo Saraceni, che guida con il fratello l’azienda nata nel 2009 – esiste dal 2011. Non mi risulta che in Italia ci sia un prodotto analogo: è a tutti gli effetti un vino, perché fatto con il Prosecco, ma destinato a un consumo diverso, serate particolari, club: va moltissimo per i matrimoni. In particolare, è ottenuto con base Glera, ovvero Prosecco, in fase di fermentazione aggiungiamo un aroma di pesca bianca, naturale, e Curaçao. Sarei curioso di vedere una di quelle bottiglie spagnole: dubito che oggi si riesca a fare qualcosa solo con l’aggiunta di coloranti naturali. Noi in passato abbiamo provato con l’alga spirulina, ma c’è un problema di tenuta del colore. Che deriva dalla difficoltà di tenere il vino in un delta di variazione sempre costante. Con il gelato, per esempio, si può fare, perché è sempre a temperatura controllata».

Il Blumond viene esportato in 100mila bottiglie l’anno, soprattutto Usa, Australia e Canada. «In Italia – sottolinea Matteo Saraceni che è anche chef – lo utilizziamo come biglietto da visita e come vetrina sul mercato anglosassone per i nostri due ristoranti (siamo alla terza generazione di ristorazione), che sono molto grandi, la Casa Museo Machiavelli e il ristorante Tre Pini. Ogni anno sono frequentati da 80mila turisti che cercano un prodotto accattivante: solo lì forniamo circa 20mila bottiglie l’anno. Noi siamo orgogliosi di averlo creato e brevettato per primi in Italia e siamo felici di venderlo all’estero come immagine luxury. Sarebbe interessante proporlo anche al mercato russo, ma, come quello cinese, è un po’ difficile per una start up».

Bere blu è indubbiamente una strategia di marketing, che guarda soprattutto a certe fasce di consumatori (la proposta spagnola guarda in particolare al cliente giovane). Ma non è detto che in futuro, con lo sviluppo delle nuove tecnologie, non si possano aprire mercati di nicchia nell’ottica dell’healthy drink. Mangiare blu è oggi consigliato per le proprietà salutari degli antociani. C’è già chi propone il gelato blu all’alga spirulina. Si ritiene, poi, che la sinergia tra le seimila sostanze contenute nel vino abbia effetti importanti benefici sull’organismo. Bere blu, sfruttando il principio del pigmento funzionale, potrebbe essere un passo successivo.

Rimane comunque l’aspetto del bere innovativo, focalizzato soprattutto su ricorrenze e grandi occasioni. E proposte ad hoc, del resto, non mancano. In Italia, per esempio, si può degustare uno spumante unico, contenente oro alimentare. Si chiama L'Etoile ed è prodotto dall’azienda lombarda La Rocchetta di Villongo (Bergamo), sul Lago d’Iseo. Si tratta di uno spumante che nasce con metodo classico da vitigni Chardonnay e Pinot Bianco, che stanno minimo sui lieviti 48 mesi, cui si aggiungono scaglie d’oro alimentare. Il costo della bottiglia varia dalle 100 alle 150 euro. Brindare con uno spumante blu o con polvere d’oro, insomma, è comunque un modo elegante per dare un tocco di magia a una serata romantica o un’occasione speciale, come un pranzo di nozze.