Cinque arresti e tre aziende sequestrate, tra cui uno storico caseificio, che fornivano latte adulterato e infetto per produrre mozzarella di bufala Dop

Nella giornata di venerdì scorso la Guardia di Finanza di Caserta, nell’ambito dell’Operazione Aristeo, ha colpito un sistema che aveva come scopo la commercializzazione di mozzarelle di bufala, con tanto di marchio Dop, ottenute usando latte di bufala non idoneo o mischiato a quello vaccino. Sono stati sottoposti a provvedimento giudiziario dieci persone che appartengono a tre noti caseifici nell’area tra Napoli e Caserta, e di un allevamento nel casertano.

Oggi la filiera della Mozzarella di Bufala Campana Dop è tra le più controllate e trasparenti

Le indagini, coordinate dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno portato alla luce un sistema complesso che vedeva i soggetti coinvolti nella commercializzazione di mozzarella di bufala Dop contraffatta, perché ottenuta con l’aggiunta di latte vaccino. Neanche di qualità, ma inacidito per il lungo tempo intercorso tra mungitura e lavorazione.

Veniva usato, inoltre, del latte di bufala vecchio e inacidito, alterato con della soda caustica per togliere l’acidità, un prodotto potenzialmente dannoso alla salute, e i prodotti caseari da esso ottenuto venivano messi in commercio. In particolari occasioni è stato anche utilizzato anche latte proveniente da allevamenti di bufale con problemi di Tbc (tubercolosi) senza applicare il protocollo sanitario previsto.

Scendendo nei particolari la Casearia Sorrentino di Santa Maria La Carità (Na), nella figura dei suoi amministratori Vincenzo e Antonio Croce, acquistava nella primavera ed estate del 2015 latte che adulterava con soda caustica per uso non alimentare, che contiene metalli pesanti. Questo latte, comperato anche dalla Brescialat di Brescia, veniva venduto adulterato ai caseifici Bellopede & Golino di Marcianise, gestito da Salvatore e Luca Bellopede, e San Maurizio di Frattamaggiore, gestito da Gennaro Falconiero.

I responsabili dei caseifici erano a conoscenza del latte adulterato che veniva così miscelato a quello fresco nei processi produttivi. Questo latte adulterato conteneva una forte carica batterica che non era possibile annullare neanche dopo un trattamento di pastorizzazione, senza contare la presenza di metalli pesanti derivanti dall’utilizzo di soda caustica non destinata a uso alimentare. Questo latte non doveva essere commercializzato per nessun motivo.

Gli allevatori di latte vaccino e bufalino di San Potuto Sannico (Ce) Marcellino Crispino, Carmine Crispino, Cecilia Crispino e Anna Altieri, titolari di altrettante ditte individuali, invece, vendevano tra il 12 e 21 giugno 2015 latte crudo proveniente da allevamenti affetti da tubercolosi bovina. Questo prodotto è stato venduto al caseificio Bellopede & Golino attraverso l’intermediario Antony Jean Ciervo senza che venisse presa alcuna delle precauzioni previste dal protocollo sanitario per casi come questo. Non è stato possibile tracciare il latte contaminato che doveva, invece, viaggiare in contenitori separati e non essere destinato a consumo umano.

Il caseificio Bellopede & Golino, inoltre, metteva in commercio mozzarelle di Bufala Dop ottenute miscelando al latte bufalino quello vaccino. Alterando i documenti amministrativi per non far risultare la truffa.

Un quadro allarmante, così è stato definita la situazione dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, di fronte a prove più che evidenti, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare dove stabiliva gli arresti domiciliari dei cinque amministratori dei caseifici coinvolti e la misura di divieto temporaneo di sei mesi nell’esercitare attività imprenditoriale nei confronti dei quattro membri della famiglia di allevatori e venditori di latte e dell’intermediario commerciale.

Inoltre, per impedire ogni possibile reiterazione del reato, sono state sequestrate le quote societari e il patrimonio aziendale delle realtà coinvolte: il Caseificio Bellopede & Golino, produttore storico di Marcianise (Ce) e socio del consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Dop; Caseificio San Maurizio di Frattaminore (Na) e della Casearia Sorrentino di Santa Maria La Carità, il fornitore di latte dei caseifici sequestrati.

Questa è la cronaca di una brutta storia che vede coinvolti molti attori di una filiera legata a uno dei fiori all’occhiello della tradizione casearia italiana: la Mozzarella di Bufala Campana Dop. La reazione del Consorzio di Tutela, vista anche la presenza di un socio storico, non poteva mancare.

«L’operazione della Guardia di finanza di Caserta – ha dichiarato Domenico Raimondo, presidente del Consorzio – è la conferma della massima attenzione e vigilanza che c’è nel comparto della mozzarella di bufala campana Dop. Comportamenti che mettono a rischio l’eccellenza di un prodotto unico al mondo sono assolutamente da condannare e non verranno tollerati. Il Consorzio di tutela è parte lesa in questa vicenda e difenderemo il buon nome degli associati e la reputazione del nostro prodotto in ogni sede utile, costituendoci anche parte civile nell’eventuale processo. Inoltre nella prossima riunione del consiglio di amministrazione sarà valutata la possibilità di espulsione del socio coinvolto, in base alle norme di trasparenza previste dal nostro Codice etico».

«Come sottolineato anche dagli inquirenti – ha spiegato Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio – i consumatori non hanno nulla da temere. Da circa due anni il sistema di tracciabilità del prodotto a marchio Dop è ancora più sicuro e capillare, offre garanzie complete e dal settembre 2016 è esteso a ogni capo. Con le norme attuali possiamo risalire con precisione da una singola mozzarella fino alla bufala che ha fornito il latte. Si tratta del sistema di tracciabilità più avanzato in Europa, che pone il nostro comparto all’avanguardia a livello comunitario. Il Consorzio di tutela ha messo e metterà in campo tutti gli strumenti a disposizione per tutelare l’unica mozzarella in commercio che può vantare il marchio Dop».