Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, guarda al futuro con fiducia. Etichetta trasparente, zootecnia e italian sounding le battaglie del 2016

Roberto Moncalvo, 35 anni, da due anni presidente di Coldiretti, la principale organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo con un milione e mezzo di associati, ne è certo. Il 2016 sarà l’anno premiante per l’Italia. I consumatori abbandonano il junk food e cercano l’health food, il cibo salutare. E l’Italia con il suo patrimonio unico di biodiversità, la sua veste più green, le sue Dop e Igp, unita alla sicurezza dei prodotti, può fare la differenza. Expo ha innescato una marcia positiva, che si vede dal boom dell’export che ha toccato i 36 miliardi e dal ritorno dei giovani in agricoltura. E se ci fosse la piena trasparenza nell’etichetta si potrebbe volare. Tempo al tempo. La battaglia continua.

Expo è stato un successo straordinario e una vetrina eccezionale per il cibo made in Italy. Come sarà la tavola degli italiani nel 2016, quali alimenti verranno rivalutati, quali novità?
«C’è una tendenza a livello globale verso il consumo critico, con un numero crescente di cittadini che cercano di dare valore alle loro scelte di acquisto: maggiore attenzione agli attributi di salubrità, naturalità e sostenibilità dei prodotti per combattere inquinamento, sfruttamento del lavoro e aiutare a valorizzare territori e comunità locale. Una tendenza premiante per l’Italia che può offrire l’agricoltura più green d’Europa: dal maggior numero di certificazioni a livello comunitario alla leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche il primato nella creazione di valore aggiunto per ettaro e quello nella sicurezza alimentare mondiale con la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma, senza dimenticare il fatto che l’agricoltura italiana è tra le più sostenibili dal punto di vista ambientale per la ridotta emissione di gas ad effetto serra».

L’Esposizione Universale ha decretato anche il trionfo della biodiversità italiana. Recentemente il Parlamento ha approvato una legge che la tutela.
«Investire sulla biodiversità è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni e affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo. Del resto l’agroalimentare italiano si fonda sui saperi delle nostre comunità e si sviluppa grazie alla ricerca, che offre strumenti sempre nuovi di conoscenza della biodiversità. Un’azione di recupero importante si deve ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attivi in tutte le Regioni e che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione».

L'Onu ha dichiarato il 2016 Anno Internazionale dei legumi, per incentivarne il consumo. È un’opportunità per il nostro Paese che può far conoscere meglio le tante varietà?
«Le proprietà salutistiche dei legumi sono universalmente note ma si tratta anche di coltivazioni utili per mantenere la fertilità dei suoli, grazie alla loro caratteristica azoto-fissatrice. L’Italia può contare su un grande patrimonio di diversità che va promosso e tutelato dalla concorrenza sleale di prodotti importati dall'estero e spacciati come made in Italy. Anche per questo chiediamo che nei legumi in scatola venga indicata la reale origine per non ingannare i consumatori sulla provenienza».

Grani antichi, goji e avocado italiano, melograno e mirtilli, patate blu: l’health food, in grande crescita, può essere la chiave di volta per dare una spinta alla ricchezza della biodiversità italiana?
«Finalmente è stata universalmente riconosciuta l’importanza della naturalità dei cibi per la salute senza dover necessariamente ricorrere a costose pasticche o integratori. E l’Italia, che ha saputo coniugare meglio di altri tradizione e innovazione nelle scelte colturali, può offrire la più grande varietà di alimenti ricchi di salutari proprietà».

Da anni registriamo un ritorno dei giovani all’agricoltura, l’Esposizione ha ulteriormente incentivato questa riconversione?
«In Italia ci sono fino al 2020 opportunità di insediamento nell’agricoltura italiana per almeno ventimila giovani con l’approvazione da parte della Commissione Europea di tutti i Piani di sviluppo rurale presentati dall’Italia. E i giovani della Coldiretti hanno costituito un’apposita task force che opera anche a livello territoriale per sostenere i giovani interessati con tutte le informazioni oltre a tutor, corsi di formazione e consigli per accesso al credito. Una risposta alla crescente domanda di agricoltura da parte delle giovani generazioni che certamente ha trovato nuovo impulso anche grazie a Expo. Adesso abbiamo di fronte una occasione forse irripetibile per sostenere il grande sforzo di rinnovamento dell’agricoltura italiana e di sostenere la competitività del settore ed è importante il dialogo con la pubblica amministrazione per rendere più agevole e veloce l’accesso alle misure previste dai Piani».

Latte e carne, due settori che per vicende diverse hanno subito dei contraccolpi. Come sarà il loro prossimo futuro?
«Con la legge di stabilità abbiamo ottenuto l’aumento della compensazione Iva sulle carni bovine e suine (passando rispettivamente a 7,7 per cento e all'8 per cento) che vale 20 milioni di euro e l’incremento delle percentuali di compensazione Iva per i prodotti lattiero-caseari all’8,80 al 10 per cento mentre dopo una dura battaglia abbiamo ottenuto un primo risultato sul prezzo del latte. Ma la situazione di mercato è insostenibile e la zootecnia da carne e da latte rappresenta una priorità per questo inizio anno perché il Paese non può permettersi di perdere il proprio patrimonio di allevamenti in una situazione in cui già dipendiamo per quasi il 50 per cento dall’estero».

Il 2016 potrà essere l’anno della etichetta chiara e trasparente come chiedono i consumatori?
«Negli ultimi anni grazie alla battaglia della Coldiretti abbiamo ottenuto grandi risultati ma soprattutto si è creato un consenso crescente anche in altri Paesi verso un’etichetta di origine che consenta di fare scelte di acquisto consapevoli. Una nuova sensibilità che deve tradursi in regole nuove a livello comunitario dove sono ancora troppe le resistenze per le pressioni delle lobby che vanno combattute».

Come giudica la riforma dei reati agroalimentari che è in fieri?
«È certamente positiva la proposta di riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari presentata al ministro della Giustizia Andrea Orlando dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare presieduta da Giancarlo Caselli, che è anche presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulle agromafie promosso dalla Coldiretti. È importante la volontà di procedere a un aggiornamento delle norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900, attraverso un’articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi a un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra le imprese ed espongono a continui pericoli la salute delle persone. Si tratta di una esigenza anche per tutelare e valorizzare i primati del made in italy agroalimentare costruiti con il duro lavoro degli agricoltori».

Un aspetto negativo è l’italian sounding: molti prodotti incriminati sono addirittura made in Ue, perché non si riesce a fare intervenire l’Europa?
«Proprio quest’anno le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto il record storico di 36 miliardi, ma questo valore potrebbe quasi triplicare senza l’italian sounding. L’“agropirateria” internazionale utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti “taroccati” che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. In questo contesto è particolarmente significativo il piano per l’export annunciato dal Governo che prevede per la prima volta azioni di contrasto all'italian sounding all’estero. A questa realtà se ne aggiunge però una ancora più insidiosa: quella dell’italian sounding di matrice italiana, che importa materia prima dai Paesi più svariati, la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia, attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero made in Italy, perché non esiste ancora per tutti gli alimenti l‘obbligo di indicare la provenienza in etichetta».

Il vino continua a trainare l’export agroalimentare. Il dicastero britannico della Salute ha però recentemente ribassato i limiti di consumo, invitando a non superare il bicchiere al giorno. C’è il rischio di una ventata di proibizionismo che possa danneggiare il settore?
«Le esportazioni di vino e spumanti italiani sono aumentate quest’anno del 9 per cento nel Regno Unito ma tassi di crescita rilevanti si hanno in tutti i principali mercati. Sulle proprietà benefiche di un consumo moderato di vino sono concordi i risultati scientifici e non è certo un caso che pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani di conquistare fino a ora record nella longevità: nell’Unione Europea l’Italia si colloca al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2».