Sono ben 15mila gli esemplari di storione Adriatico che sono stati rilasciati nei principali fiumi del Nord Italia, tutti dotati di microchip

C’è una buona e una cattiva notizia. La cattiva notizia è che due delle tre specie italiane di storione sono estinte. Quella buona è che la terza, lo storione cobice o dell’Adriatico, una varietà endemica, ha ripreso a ripopolare quasi tutti i fiumi del Nord Italia.

Nella red list dei pesci a rischio anche l’anguilla e il palombo: situazione migliorata per il tonno rosso

I risultati del principale progetto di ripopolamento nei fiumi italiani dello storione, pesce ancestrale che ha 200 milioni di anni, sono stati comunicati in un incontro pubblico presso l’Acquario di Milano promosso da Friend of the Sea, organizzazione non governativa che fornisce una certificazione internazionale di prodotti da pesca e acquacoltura sostenibile (più di mille i prodotti certificati di 700 aziende in 60 Paesi del mondo). Il recupero dello storione cobice è avvenuto nell’arco degli ultimi vent’anni grazie all’impegno di diversi enti, tra cui Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee) e al contributo di Regione Veneto, Regione Lombardia e l’Unione Europea. Ma questa bella storia non sarebbe esistita senza la famiglia Giovannini.

Lo storione Adriatico è stato letteralmente salvato negli anni ’70 da Giacinto Giovannini, uno dei pionieri della storionicoltura, che ha cominciato a conservare gli storioni pescati, avviando così un allevamento per la riproduzione. Oggi grazie alle tecniche di riproduzione controllata nelle avannotterie delle aziende dei figli, Sergio Giovanini, a Cassolnovo, in provincia di Pavia, e del fratello John, a Orzinuovi, in provincia di Brescia, ben 15mila esemplari sono stati immessi nei corsi d’acqua. Tutti «microchippati» e con un controllo genetico per evitare incroci tra imparentati per la migliore conservazione come ha fatto notare Leonardo Congiu, professore associato dell’Università di Padova e membro della World Sturgeon Conservation Society.

Il felice risultato è stato l’occasione per riflettere sui benefici dell’acquacoltura. «Il trend sta cambiando – ha spiegato Sergio Giovannini ad di Storione Ticino – oggi l’acquacoltura rappresenta più del 50 per cento del prodotto. Un dato preoccupante è che l’82 per cento del pesce consumato in Italia arriva dall’estero, quando ci sono allevamenti in acquacoltura con pesci pescati freschi che in 24 ore arrivano sul banco, con tracciabilità e rintracciabilità garantita».

Su circa 24mila specie conosciute circa 2200 sono in pericolo: il 9 per cento come riporta la red list della Iucn. A sorpresa ci sono anche anguilla o palombo. Per l’anguilla in Italia negli ultimi dieci anni c’è stato addirittura un ridimensionamento del 90 per cento del pescato. «Nel 2011 secondo la Iucn la situazione del tonno rosso risultava critica – fa notare Paolo Bray, fondatore e direttore di Friend of the sea – Le analisi recenti dicono che c’è stato un miglioramento nel Mediterraneo e nell’Atlantico, anche se non è ancora fuori dalla lista rossa. Purtroppo da varie organizzazioni ci sono state campagne tese a discreditare il prodotto da acquacoltura. Ecco perché è importante una certificazione che va a controllare azienda per azienda. Noi certifichiamo anche per la gdo».

Lo storione è apprezzato soprattutto per il caviale, ma oggi si sta spingendo per il suo consumo. «È un pesce sicuro – sottolinea Giovannini – di alto livello nutrizionale, che comporta minore impatto ambientale rispetto ad altri sistemi di allevamento e risparmio energetico. Lo storione è un’alternativa, una riscoperta poi della nostra tradizione e anche un esempio, visto quello che è stato fatto in questi decenni come ripopolamento, salvaguardia e conservazione. Va continuato questo lavoro e migliorato con le indicazioni scientifiche dei collaboratori. E può essere da spunto per altri pesci che rischiano l’estinzione, come l’anguilla».

Ma come si gusta lo storione? «Al vapore – fa sapere – in carpaccio, come tartare. Ha una consistenza della carne: è simile al vitello, richiede una follatura per essere morbido. È poi privo di lische, semi-grasso, ricco di omega-3 e 6. Sdoganarlo con il sushi? Sarebbe un’ottima idea. Il nostro caviale si trova anche in ristoranti stellati come Enrico Bartolini al Mudec, hotel ed è proposto da diverse compagnie aeree. Sono stato di recente a un evento al Relais Il Falconiere, a Cortona, e ho conosciuto Silvia Baracchi, stella Michelin, che presto collaborerà con noi. Il caviale potrebbe fare da apripista per lo storione: chi lo prova rimane piacevolmente soddisfatto».

Friend of the Sea, ha prodotto anche un video documentario a testimonianza degli sforzi intrapresi dalle varie organizzazioni coinvolte. Informazioni per i pescatori e la cittadinanza si possono trovare sul sito www.progettocobice.it, ricordando che se si dovesse pescare uno storione, è obbligatorio rilasciarlo.