Frutto di ricercatori della University of Southern California, la dieta L-Nutra si basa su alimenti vegetali che agiscono sui geni dell’invecchiamento

L’isola di Okinawa e l’isola di Icaria nel Mar Egeo; l’Ogliastra e Nicoya sulla costa pacifica del Costa Rica fino a Loma Linda, in California. Sono le Blue Zone, le aree di maggiore longevità del pianeta. Ad accomunarli c’è un dato di fatto: il consumo morigerato degli alimenti. Oggi la ricerca punta sulle cosiddette diete mima digiuno in chiave sia si mantenimento della salute sia terapeutica. A credere nei suoi effetti, con tanto di prove sperimentali, c’è L-Nutra, società leader nel campo della nutrizione per la longevità e formata da un team di ricercatori, che opera nel settore nutraceutico e che si è fatta conoscere, recentemente, in una presentazione pubblica a Milano.

La Dieta mima digiuno non implica il fai-da-te, ma va seguita da un professionista (medico o nutrizionista) che indicherà i cicli di attivazione

«Diamo attuazione pratica ad alcune ricerche di laboratorio, in particolare relative alle diete mima digiuno – ha spiegato Giovanni Alessio, general manager di L-Nutra Italia – A oggi nel mondo 80mila persone hanno beneficiato degli effetti di questa dieta. L’ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti ha riconosciuto qualche mese fa un patent sul protocollo alimentare della Dieta mima digiuni (ovvero ProLon), come volto alla promozione della longevità in salute».

La ricerca e lo sviluppo degli studi clinici e pre-clinici relativi a ProLon sono stati condotti per anni presso il Longevity Institute e il Diabetes and Obesity Research Institute della University of Southern California. I risultati degli studi sono stati pubblicati sulle più prestigiose e influenti riviste a carattere medico-scientifico.

Ma in cosa consiste la Dieta mima digiuno? In sostanza si tratta di un protocollo alimentare ipocalorico interamente vegetale, basato sull'identificazione dei geni che regolano invecchiamento e protezione cellulare. Va seguito per 5 giorni consecutivi e prevede 1150 kcal il primo giorno e approssimativamente 800 kcal dal secondo al quinto giorno. Il kit, sotto forma di barrette, zuppe, snack, bibite e supplementi, comprende circa 66 ingredienti, senza glutine né lattosio. La composizione del regime alimentare simula gli effetti benefici del digiuno fornendo, però, all’organismo tutti i macro e micro-nutrienti necessari per il suo corretto funzionamento.

La dieta strutturata in questo modo non implica il fai-da-te, ma va seguita da un professionista (medico o nutrizionista) che indicherà i cicli di attivazione (le linee guida prevedono da 1 volta al mese a 1 volta ogni 6 mesi). In trial clinici, ProLon ha mostrato un mantenimento dei livelli sani di glicemia, colesterolo pressione arteriosa, trigliceridi; induce una perdita di peso rigenerativa; mantiene i livelli di massa magra, migliora l’aspetto di pelle. Ma il suo utilizzo è in chiave terapeutica per svariate patologie.

«La corretta nutrizione può rendere efficaci diverse terapie – ha ricordato Alessandro Laviano, professore associato di Medicina interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica dell’Università Sapienza di Roma, membro del comitati scientifico di L-Nutra – Uno studio recente pubblicato su Jama Oncology ha dimostrato che seguire la dieta mediterranea in pazienti con tumori del colon di terzo stadio avrebbe consentito un 38 per cento di riduzione dei decessi».

Giorgio Sesti, professore ordinario di Medicina Interna presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro, nonché presidente uscente della Società Italiana di Diabetologia e anch’egli nel team scientifico ha osservato come «oggi i malati di diabete in Italia sono 4 milioni. Più di 1 milione non sanno di esserlo e altri 10 milioni lo svilupperanno nei prossimi 5 anni a causa dello stile di vita, cattiva nutrizione e mancanza di attività fisica. Con una dieta mima digiuno è però possibile far riattivare l’organo che produce insulina. Ci sono una serie di patologie che possono essere bloccate in questo modo».

Su ProLon sono in corso circa 25 nuovi studi clinici tra Usa e Ue, presso alcuni tra i più importanti centri di ricerca e università a livello mondiale, tra cui anche l’Istituto dei Tumori e l’Ifom di Milano.