L’etichetta potrà essere scritta in ideogrammi. Lo scorso anno il disciplinare del Chianti era stato modificato per incontrare i gusti della Cina

«Un bicchiele di Shiandi». Abituiamoci a sentire queste richieste, senza imbarazzo. I mercati si conquistano adattandosi il più possibile ai gusti del Paese dove si esporta. La lezione sembra averla capita più di altri il Chianti Docg (400 milioni di fatturato annuo, 70 per cento maturato con l’export, Usa e Germania primi mercati). Per penetrare maggiormente in Cina, territorio di 1,2 miliardi di persone, il marchio vino Chianti Docg è stato registrato in caratteri cinesi e verrà utilizzato per le etichette esportate in Oriente. La traslitterazione ha una fonetica molto simile all’originale: si pronuncia «Shiandi». A quanto pare, i caratteri evocherebbero anche immagini tutte positive, da un’attività a favore di terzi, alla pace, alle radici di un fiore. Naturalmente toccherà alle aziende associate interessate fare richiesta direttamente al Consorzio per l’utilizzo sulle proprie etichette. Il presidente Giovanni Busi ha definito il passo «epocale» per il marchio, che «sancisce il radicamento nel mercato cinese».

E il Chianti Docg, durante un tour europeo, si allea con la musica classica: in Germania e Polonia degustazioni sulle note di Brahms e Chopin

Il Chianti, come altri rossi della Toscana, è molto apprezzato in Cina, mercato dove l’Italia sconta un deficit evidente rispetto non solo alla Francia (la quota volumi è del 5 per cento rispetto al 31 per cento dei Transalpini), ma anche, per esempio, all’Australia in forte ascesa.

Lo scorso anno il Consorzio, che ha festeggiato i novant’anni, ha fatto un’altra mossa strategica verso la Cina (ma anche verso il Nord Europa). Ha modificato il disciplinare, consentendo di avere un paio di grammi di zucchero residuo (non fermentato) in più in bottiglia. Il vino rimane secco, intendiamoci, ma più morbido. E viene così limato quel carattere brusco del Sangiovese che in Cina fatica a essere apprezzato. Il mercato cinese premia i rossi italiani e in particolare toscani. Secondo i dati Nomisma, i rossi Dop della Toscana sono cresciuti in un anno dell’11,3 per cento.

Ma le strategie di adattamento non finiscono qui. In questi giorni il Consorzio è ad Amburgo e Varsavia per eventi di promozione in collaborazione con il Gambero Rosso. Un assortimento di oltre 45 etichette di 27 aziende associate Chianti selezionate, in un tour originale ispirato alla musica classica. Ad Amburgo, la degustazione sarà accompagnata dalle sonate di Brahms; a Varsavia dalla «Polonaise» di Chopin. «Germania e Polonia si presentano come mercati strategici – ha sottolineato il presidente Busi – cui va dedicata un'attenzione particolare. Noi ci presentiamo con il meglio della Denominazione per dare un messaggio chiaro di alta qualità, in grado di attirare un pubblico che già ama il made in Italy ed è sempre alla ricerca delle eccellenze».