Con le importazioni di riso asiatico alle stelle il ministro Martina annuncia di volere l’origine in etichetta. Una arma in più per aiutare il consumatore

Alla fine arrivò l’etichetta. Oggi l’unico strumento valido per proteggere il made in Italy, che coinvolge il consumatore finale, è l’uso di etichette con riportata l’origine degli ingredienti. Dopo latte, formaggi e pasta ora è il turno del riso. Il ministro ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha dichiarato che è partita la richiesta a Bruxelles per poter segnalare il Paese d’origine del cereale sulle confezioni.

La produzione nazionale sarebbe sufficiente per coprire i nostri italiani

L’annuncio è stato dato ieri a Roma durante la manifestazione di Coldiretti fatta per evidenziare le difficoltà in cui si trova il settore della risicoltura italiana, soprattutto per la crescita di riso asiatico senza dazi da paesi poveri come Vietnam, Cambogia e Myanmar. Una importazione iniziata in sordina che adesso ha raggiunto livelli molto elevati: arrivano in Europa 244 milioni di chili. Oggi la differenza di prezzo è tale che il 30 per cento del riso prodotto in Europa rimane invenduto.

Non si tratta dunque di incapacità produttiva, ma di pura e semplice speculazione, perché al consumatore non apporta nessun vantaggio: non conosce la provenienza del cereale e non paga la confezione meno. Questa pressione sui prezzi ha determinato un crollo del valore del riso tricolore, ricordiamo che l’Italia da sola produce circa il 50 per cento del riso europeo. Ma se il riso all’ingrosso ha subito un crollo del 33,4 per cento, secondo i dati Coldiretti, sugli scaffali dei negozi costa uguale.

La produzione nazionale - sostiene la Coldiretti - sarebbe più che sufficiente per coprire i consumi interni, ma si preferisce speculare sulle importazioni a basso costo e ad alto rischio perché è possibile vendere riso straniero per italiano a causa della mancanza di un adeguato sistema di etichettatura.

Ad alto rischio perché le tecniche di coltivazione adottate in questi Paesi fanno uso di sostanze chimiche da noi vietate, e spesso vengono intercettate partite contaminate dal Rasff, il sistema di allerta europeo, oltre a sfruttare il lavoro minorile nei campi. I prodotti italiani sono tra i più controllati e le tecniche di coltivazione e produzione sono le più moderne al mondo.

L’annuncio fatto dal ministro Martina può aiutare il mondo del riso italiano ed Europeo. Quando la procedura sarà giunta al termine le aziende dovranno indicarne l’origine e il consumatore potrà così scegliere se comperare un prodotto made in Italy o no. Questo annuncio ha trovato d’accordo la Coldiretti, con il presidente Roberto Moncalvo che ha così commentato: «Con le importazioni di prodotto straniero spacciato per italiano che nel 2016 hanno raggiunto il record storico l’introduzione dell’obbligo dell’etichetta, fortemente sostenuta da Coldiretti, va finalmente a tutelare una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità e, con essa, il lavoro di oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori impegnati nell’intera filiera».

Anche la Cia ha espresso un parere positivo sulla questione etichetta, paventando anche azioni più dure. «Riteniamo giusto avviare il percorso dell’etichettatura obbligatori per approdare a un sistema chiaro, evitando soluzioni pasticciate che non portano benefici a produttori e consumatori. In particolari periodi di crisi del prodotto interno, sarebbe necessario regolarizzare meglio le dinamiche dell’import, prevedendo anche misure come il blocco momentaneo delle importazioni di riso dall’Asia».

Se tutte le richieste all’Unione europea andranno a buon fine presto si saprà la provenienza del latte, del grano usato per fare la pasta e del riso. Un’arma in più per il consumatore per decidere cosa portare in tavola.