Terza edizione di God Save The Wine, il 7 giugno a Milano, allo Sheraton Diana Majestic: 15 le aziende da scoprire. Occhi puntati su diversi vitigni autoctoni di nicchia, dal Colorino di Fattorie di Piazzano alla Malvasia delle Lipari di Cantine Colosi: ospite la maison di champagne Quenardel

Passata la scorpacciata di Vinitaly, per i wine lover, movimento in costante crescita, è tempo di appuntamenti meno giganteschi, per concentrare gli assaggi su vini di cantine da scoprire, che propongano magari vitigni anche di nicchia. In quest’ottica un evento interessante è God Save The Wine, giunto alla terza edizione, che si terrà dal 7 giugno nella cornice dello Sheraton Diana Majestic con il suo giardino (Un giardino diVino). Quindici cantine partecipanti più una maison di champagne come ospite speciale (ingresso dalle 19.30 a 15 euro tutto compreso: degustazioni e buffet dal ristorante dell’hotel).

God Save The Wine ha elaborato anche un manifesto: niente guru del vino, ma degustazioni rilassate da condividere in Rete

«È nato come wine shot ed è diventato appuntamento costante – spiega il direttore artistico e sommelier Andrea Gori – non ci aspettavamo questo successo. Abbiamo iniziato nel 2010 a Firenze e da lì lo abbiamo proposto in altre città: siamo stati a Torino, Bologna, Verona, Forte dei Marmi. A settembre saremo a Genova. Per la selezione delle cantine, facciamo come i festival rock che mettono insieme i nomi più grandi e gli esordienti».

La scelta delle aziende è un viaggio lungo l’Italia alla scoperta soprattutto dei tanti vitigni autoctoni. Dai vini friulani di Zorzettig, con la Ribolla gialla (in grande ascesa) e Lo Schioppettino, il vino che sa più di pepe; In Piemonte il Cortese e la Barbera della Ballerina; in Toscana il Vermentino della famiglia Cecchi e il Ciliegiolo di Montenero, azienda del Montecucco fondata da alcuni giovani; in  Romagna il Pagadebit di Enio Ottaviani, varietà bianca aromatica molto produttiva che dà vini scattanti. Al Sud i vini irpini di Nativ, Aglianico, Taurasi, Greco e Fiano.

Da tenere d’occhio, in particolare, il Colorino di Fattorie di Piazzano, nell’Empolese. «Il Colorino è uva storica da sempre complementare al Sangiovese – spiega Andrea Gori – oggi viene eletto a rango di protagonista e in tanti stanno scommettendo. Fattorie di Piazzano è stata tra le prime, con ottimi risultati. Ha preso un punteggio di 98/100 da James Suckling».

Altra azienda interessante è Cantine Colosi, da Salina, che propone, Grillo, Nero d’Avola, Inzolia, Catarratto, Nerello Mascalese e Cappuccio e la Malvasia della Lipari. «È una Malvasia non dolcissima: fanno vini che sanno di mare». Ospite è anche una maison di champagne, Quenardel, una piccola realtà nel cuore della regione.

«L’evento si rivolge a persone che vogliono conoscere di più sul mondo del vino – sottolinea Gori – Ai partecipanti distribuiamo anche una guida delle cantine da portare a casa. Sono degustazioni easy, libere, rilassate e non impegnate nella descrizione tecnica dei profumi che spesso spaventano. Vogliamo uscire dalla logica della visibilità a certi vini. E non vogliamo troppe cantine perché poi non si riesce a fare tutti gli assaggi. Qui abbiamo circa 50 vini, dai 3 a 5 per cantina».

God Save The Wine è diventato in pochi anni un caso di successo nell’ambito delle manifestazioni legate al vino. Propone una nuova strada della comunicazione che nasce dal rapportarsi in modo informale e non autoreferenziale tra appassionati e produttori con la voglia di condivisione social. Ha anche elaborato un manifesto che riassume la filosofia.

I punti del manifesto sono 4 e derivano dalle iniziali di God Save The Wine. Eccoli in sintesi. «G come Gusto: pensa a ogni bicchiere come se fosse il primo vino della tua vita e l'ultimo calice della serata; S come Semplicità: il vino è istinto e passione, non ha bisogno di guru e sacerdoti, persone insomma che ti dicano cosa devi bere e cosa deve piacerti per forza; T come Tre parole. Anche per il vino non servono più di tre parole per descrivere il profumo di un vino o il suo gusto. W come www, la rete: il vino è uva, terra e uomini e vive anche in rete dove prende nuove forme in foto e video da condividere».