L’85 per cento della produzione di Gavi è destinata ai mercati internazionali, ma l’obiettivo è giocare un importante ruolo nazionale grazie all’enoturismo

Il Gavi vuole tornare a essere protagonista anche tra i confini nazionali. A Milano si è svolto recentemente un assaggio delle potenzialità di questo vitigno: c’è stata la presentazione dell’annata 2016: presenti 25 produttori e 70 etichette. Un inedito, che svela un progetto di rilancio sul mercato nazionale del grande bianco piemontese. Un vino che nasce da un vitigno autoctono, cento per cento Cortese, apprezzato oggi soprattutto a livello internazionale. Ma la sorpresa è la scoperta della sua capacità di invecchiamento: una peculiarità che può aprire porte inaspettate.

Presentata a Milano l’interessante annata 2016: la sorpresa arriva dalle inaspettate capacità di invecchiamento

Il territorio – Un fazzoletto di territorio, un angolo sud-est del Piemonte, a un’ora di macchina da Milano e Genova, a mezz’ora da Torino. Questo è il territorio dove nasce il Gavi: una zona di confine, un punto bianco in una terra di grandi rossi. Bellezze sconosciute in un tempo sospeso, colline dolci (normalmente a trecento metri sul livello del mare), tra il Mare e l’Appennino. Un susseguirsi di vigne, prati, boschi e ville. Dove si mangiano i ravioli (una creazione della famiglia Raviolo), la focaccia «stirata», perché è Piemonte, ma profuma di Liguria.

«Un territorio che ha almeno 23 milioni di anni – ha spiegato Davide Ferrarese, l’agronomo consulente del Consorzio – a ridosso dell’Appennino, ma sentiamo il profumo del mare, l’umidità e salinità. Questi 1500 ettari li dividiamo, geologicamente, in terre bianche e terre rosse: terre più chiare, calcaree, e terreni più ricchi di argilla, ferro, manganese e minerali».

Il Consorzio – La produzione di vino da queste parti ha una lunga tradizione: il primo documento sulla viticoltura nel territorio è del 972. Nell’Ottocento il Cortese era utilizzato per la spumantizzazione. Oggi la Docg (dal 1998, la Doc risale al 1974) riunisce undici comuni, da Novi Ligure fino a Bosio, al confine con la Liguria, passando per Serravalle Scrivia. Il Gavi, che nasce da un vitigno autoctono, non ha mai seguito le mode: niente tagli con altri vitigni. Rimane, da disciplinare, l’utilizzo del solo Cortese, cento per cento. Circa 1500 ettari di vigneti, 13 milioni di bottiglie, ma per l’85 per cento esportato all’estero. Una piccola Docg per un grande bianco conosciuto sui mercati esteri. Con il cambio generazionale, le aziende di giovani vignaioli e di tante donne viticoltrici, è cresciuto anche il bio (250 ettari). E la riconsiderazione delle radici del Gavi. Con l’interesse a riconquistare i mercati nazionali: Milano, Torino, Roma.

«Il nostro obiettivo – ha spiegato Maurizio Montobbio, presidente del Consorzio – è di riposizionare il Gavi sui mercati. Negli anni Settanta e Ottanta era molto popolare in Italia, sul mercato domestico. Oggi è uno dei vini bianchi più internazionali, non siamo più profeti in patria. Ma vogliamo diventare una meta turistica e rilanciare il consumo nazionale grazie all’enoturismo. Continueremo comunque – ha precisato – a raggiungere i mercati maturi che guardano a un vino internazionale di qualità. Sui mercati esteri la nostra prima meta è la Gran Bretagna, poi Germania, Usa. Siamo presenti anche in Giappone e in 60 paesi: a Malta con duecentomila bottiglie, un dato molto significativo per quel mercato. Strategicamente non puntiamo, invece, sulla Cina: la tendenza un po’ acida del Gavi non incontra quel gusto, al contrario di quello britannico. L’invecchiamento – ha sottolineato – è poi sicuramente una chiave che ci rende unici rispetto ad altri bianchi. La tipologia Riserva, in particolare, valorizza le aziende che hanno investito in questo prodotto. Nel lungo periodo potrà essere una carta vincente per connotarlo nel panorama di bianchi».

La degustazione – La tipologia Riserva è stata creata da qualche anno. Si aggiunge alla versione spumante Metodo Classico e la ferma, che copre la stragrande maggioranza del consumo (rimangono minoritarie la versione frizzante e il Metodo Charmat). Qualcuno sta poi provando a sperimentare anche il passito.

Alla prova d’assaggio, che si è svolta allo Spazio AnniLuce di Milano, questo vino ha mostrato le sue capacità camaleontiche, la sua malleabilità e plasticità. Il Gavi «bambino», l’annata 2016, è piaciuta per l’immediatezza della bevuta, grazie alle note fresche e sapide, impreziosite dai profumi floreali e citrati. Un nerbo acido, un’esuberanza vegetativa, che via via cede alla morbidezza andando indietro con gli anni, come nell’annata 2015 e 2014 che abbiamo potuto assaggiare. Cambia, qui, la tessitura in bocca, l’esperienza si fa più profonda. Una vera chicca è stata la degustazione di un Gavi annata 2007. A dimostrazione delle straordinarie capacità di invecchiamento, che ancora oggi non si sa fino a quanto si possa spingere.

«Nei bicchieri – ha commentato Francesco Bergaglio, direttore del Consorzio – si trova la primavera del Gavi: in questo momento stanno fiorendo le acacie, i ciliegi, le ginestre e la vite. E con l’affinamento in bottiglia si ritrova anche l’autunno, il bosco, la nocciola, i sentori terziari che si sviluppano. Il Gavi, dal punto di vista dell’evoluzione può essere paragonato a uno Chablis». Parole importanti, come parallelo. Il consumo meriterebbe un’attesa almeno dal secondo anno in avanti.

Gavi per l'arte – La sfida di oggi del Gavi è puntare anche sulla promozione vino e territorio nell’ottica di una maggior valorizzazione turistica. Le bellezze non mancano: castelli medievali come il Forte di Gavi; i resti del più antico insediamento romano del Nord Italia, Libarna. E poi attrazioni come il Museo dei Campionissimi, l’area museale più grande d’Europa dedicata al ciclismo (Coppi e Girardengo erano di queste parti), senza dimenticare il Serravalle Designer Outlet, il più grande d’Europa con 180 negozi. Promosso dal Consorzio, è poi nato due anni fa il Premio Gavi per valorizzare progetti di aziende che investono nella cultura: un premio alla Buona Italia, al servizio della filiera della bellezza. Il vincitore 2016 è stato Cantina Ceretto (prestigiosa azienda vinicola di Alba).