Galbusera Bianca è un bio agriturismo di charme che offre sapori perduti e alloggi da favola tra le colline del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone

Ci sono isole anche nel verde. Come Galbusera Bianca, un’azienda agricola biologica e biodinamica di charme nel Parco di Montevecchia e della Valle del Curone. È la prima oasi privata in Italia a essere affiliata al sistema oasi di biodiversità del Wwf. Nata nel 1999, da subito si è specializzata nella coltivazione di antiche varietà di frutta e ortaggi: centoventi tipologie di mele, sessanta di prugne e di pere, quaranta di fichi e venti di olive.

Il complesso è un antico borgo del Trecento costituito da cinque cascine e ristrutturato in bioarchitettura con consumo di energie rinnovabili senza alcuna emissione di anidride carbonica. Comprende un agriturismo di charme con osteria (120 posti al coperto e 40 nella corte), undici alloggi, bar rustico e bottega. Tutto bio. Un luogo dove assaporare i prodotti autentici dell’agriturismo e a chilometro zero: filiera cortissima, gusti e sapori perduti e ritrovati. Un posto di grande fascino, dove rigenerarsi, rilassandosi davanti al camino, nel salotto con libreria, degustando un infuso di spirea.

Lo scenario, poetico, è quello del Parco del Curone, circondato da dolci declivi che pare di essere in Toscana. Con un pizzico di mistero dato da tre colline-piramidi che hanno interessato anche il National Geographic. (Vincenzo Di Gregorio ha ipotizzato, nel libro Il mistero delle piramidi lombarde, Fermento Editore, che sotto lo strato erboso superficiale ci sia un materiale roccioso modellato a forma di piramide da una civiltà d’epoca preistorica per scopi astronomico-religiosi. Un modello replicato successivamente nella piana di Giza, dove l’allineamento delle strutture sepolcrali rispecchierebbe quelle delle stelle centrali della costellazione di Orione).

Ma la natura entra anche negli alloggi, visionari, dai colori caldi e creati con materiale di riciclo. Come la stanza del fieno dove il letto è montato su vere balle di fieno «per dare il profumo archetipo della campagna». L’inventore di questo luogo incantato, a mezz’ora da Milano, arredato con legni di recupero e gusto da rigattiere parigino, si chiama Gaetano Besana.

Gaetano Besana, come nasce Galbusera Bianca?
«È nata con l’idea di dare un’anima a questo luogo. Non un’azienda che produce merci e che si mette sul mercato facendo la guerra sul prezzo a discapito della qualità. Ma la proposta di un’esperienza. Un luogo dove le persone vengono per assaggiare, degustare, passeggiare, condividere un’esperienza di coltivazione della terra. Un panorama estremamente poetico, quello della Valle del Curore, con tre Sic, tre siti di interesse comunitario europeo. E anche misterioso con le “piramidi”».

Oasi di biodiversità.
«Abbiamo venti ettari di territorio, di cui quattordici agricoli e sei di bosco. Abbiamo recuperato una grande varietà di mele, pere, fichi: produciamo centoventi varietà di mele, sessanta di prugne e di pere, quaranta di fichi e venti di olive. Coltiviamo anche varie erbe officinali, il rosmarino di Montevecchia, erba, salvia, timo, menta».

Qualche esempio?
«La mela di San Giovanni, matura intorno al 24 giugno. Sembra una ciliegia: un frutto piccolo, con picciolo lungo, gusto acidulo. Una delle mie preferite è la mela rosa, matura a settembre. Ha fiori rosa e non bianchi, foglie vinaccia. Il frutto ha una buccia simile alla barbabietola. La polpa è viola-rosa che degrada verso un bianco-verdino. Quando le raccogliamo le mettiamo come centrotavola, facciamo centrifughe (molto richieste la domenica e anche nel periodo estivo), torte».

Come si declina la ristorazione?
«Il ristorante, che è sempre aperto tranne qualche lunedì, è di agriturismo. Quindi per legge serviamo più del cinquanta per cento in valore di materia prima di provenienza aziendale. Coltivando ortaggi e frutta, nei primi anni è stato soprattutto vegetariano. Poi ci siamo allargati a pietanze di carne e formaggi. Prodotti tutti lavorati nel territorio, a chilometro zero, come i salumi di Marco d’Oggiono, i latticini di Leccolatte di Galbiate, il riso di Cascine Orsine di Pavia, la farina di mais del Molino Cazzaniga di Missaglia, le uova di Cascina Mirasole di Lomagna, i vini La Costa. L’idea è un luogo ricettivo, centrato sui sapori del territorio».

Qualche esempio di piatto?
«Per esempio serviamo, quando è stagione, il giardino di zucca, una zuppa di zucca gialla che coltiviamo, contornata da yogurt di capra della cascina Bagaggera, che è a cinquecento metri, semi di papavero e timo. Oppure un riso integrale, barbabietola e crema di rapa. Ortaggi tutti di nostra produzione. Per la carne, filetti di maialino di Roberto Perego. Facciamo un pane integrale, scuro. Lo chef è Massimo Santoro. È con noi da poco. Stiamo cercando di alzare il livello».

Quali sono i prodotti dell’agriturismo che vendete nella bottega bio?
«Con le centinaia di varietà di frutta, facciamo dei nettari che cercano di mantenere i sapori originari, lavorati il meno possibile. Facciamo anche succo d’uva che imbottigliamo il giorno dopo la raccolta. Poi infusi particolari. Per esempio a base di sambuco, rabarbaro. O spirea, una pianta erbacea che cresce nei dintorni: la raccogliamo a giugno e la mettiamo in infusione sotto alcol, ha un sapore mieloso. Prepariamo anche conserve, sottoli, sottaceti e molto altro».

Anche l’aspetto ricettivo risponde con gusto al territorio.
«Abbiamo undici camere e un appartamento, che rispondono a un’idea di esperienza. Le stanze sono proposte a tema. Ognuna ha un colore, un’idea, un arredamento. Dalla zen, giapponese, dove c’è distensione, a quella amaca, con i letti sospesi da corde appese al soffitto, alla stanza del fieno».

Una stanza con del fieno?
«Qual è l’esperienza emotiva ed archetipa della campagna? Il profumo del fieno. I materassi appoggiano allora su balle di fieno, che è l’elemento sostanziale».

Qual è il vostro cliente?
«Abbiamo un ampio spettro. Nel weekend clienti soprattutto della zona e da Milano, coppie, giovani ma anche famiglie. Da piazza Duomo distiamo 36 chilometri. Da maggio a settembre stranieri, tedeschi e inglesi, che scelgono Galbusera Bianca per la diversità ed esplorano poi i laghi, Milano, Bergamo. Da noi si viene per fare passeggiate ed essere nutriti con i nostri sapori ed emozioni particolari. Come l’aperitivo davanti al camino. O, nella bella stagione, servito a piedi nudi nel prato».

La natura è parte integrante dell’esperienza dell’agriturismo?
«Noi siamo specializzati in esperienze di natura. Da aprile a settembre montiamo su un prato una grande tenda, che chiamiamo mercato medievale, di 120 metri quadrati, fissata su pali di bambù. Lì facciamo matrimoni, eventi, concerti, campi estivi per bambini. E anche in lingua inglese. Altre attività comprendono gli orti didattici delle scuole stenieriane di Milano che vengono da noi a coltivare i terreni, perché all’interno del loro ciclo scolastico sono previste lezioni pratiche per conoscere la terra».

C’è anche un legame con la cultura?
«Ospitiamo concerti con Musicamorfosi, a luglio, eventi per il festival dell’Ultima luna d’estate, tra fine agosto e settembre».

Progetti per il futuro?
«Migliorare ancora di più la qualità. E in caso riuscissi a trovare un socio, sviluppare un centro benessere».

Cosa vuole essere, in sostanza, Galbusera Bianca?
«Un luogo di accoglienza ed esperienza di natura e agricoltura dove la terra nutre l’uomo che cura la terra».