Il prossimo 6 e 7 ottobre nel Piacentino si terrà la 23ª edizione di Frutti Antichi, promossa dal Fai. Oltre 200 produttori e le loro varietà dimenticate

Cereali antichi, varietà vegetali dimenticate. Il recupero del passato è in grande spolvero nel mondo agricolo. Quasi un contraltare alla ricerca di nuovo che domina il foodtech, dalla carne sintetica agli Ogm. Nessuna vena nostalgica: si sta scoprendo che molte cultivar in via di estinzione hanno in realtà qualità nutrizionali importanti, resistono meglio ai fitofarmaci, per esempio. La loro scomparsa dal mercato si deve spesso alla minore produttività e magari a non eccelse qualità estetiche, necessarie per finire sugli scaffali dei supermercati.

C’è entusiasmo nella scoperta di cultivar rare con qualità nutrizionali importanti, che spesso resistono meglio ai fitofarmaci

C’è pertanto grande attesa per la ventitreesima edizione di Frutti Antichi, che si svolgerà sabato 6 e domenica 7 ottobre (dalle ore 9 alle 18.30) al Castello di Paderna, a Pontenure, in provincia di Piacenza. Promossa dal Fai (Fondo Ambiente Italiano) e realizzata in collaborazione con il Castello di Paderna e il Comitato Fai di Piacenza, questa rassegna di piante, fiori e frutti dimenticati e prodotti di alto artigianato e agricoltura rappresenta da decenni un osservatorio privilegiato sulla biodiversità italiana.

«La manifestazione è piuttosto variegata – spiega Claudia Marchionni, 50 anni, piacentina, guida turistica e laureata in Filosofia, titolare della cooperativa Poliedra che si occupa dell’organizzazione dell’evento dal 2002 – Abbiamo selezionato circa 200 espositori da tutta Italia. Per la maggior parte sono produttori agricoli, una cinquantina sono florovivaisti e in egual numero sono artigiani legati all’agricoltura».

Tra i partecipanti, da segnalare Aispes, Associazione Internazionale Studio Peperoncino e Solanacee, che metterà in mostra le diverse qualità di peperoncini piccanti, il Consorzio della Quarantina, con 300 varietà di patate dal mondo, il Muse-Museo delle Scienze di Trento, che esporrà semi di 200 varietà di legumi. Ci sarà da divertirsi alla scoperta di tanti prodotti di nicchia, a cominciare dai presidi Slow Food, come il cardo gobbo di Monferrato, il peperone Corno di bue di Carmagnola, l’aglio rosso di Sulmona.

Ma la curiosità sarà andare a cercare le tante varietà semisconosciute di molti prodotti comuni. «Avremo diverse varietà di patate – racconta – come la patata Quarantina che viene dalla Val d’Aveto. E poi tantissime varietà di mele antiche, la mela Campanina, la Calvilla bianca invernale (tra le più antiche varietà europee, ndr).

Un rinnovato interesse è rivolto ai i legumi e alle loro farine in ottica salutistica. «Da Norcia dovrebbero arrivare dei produttori di ceci e lenticchie con varietà di nicchia». In crescita il mondo delle spezie: ci saranno produttori di zafferano piacentino e da Mornico Losana, in provincia di Pavia, oltre anche a distributori di qualità di spezie da ogni parte del mondo «È in grande ascesa la vaniglia, un prodotto che interessa anche per gli utilizzi in chiave di bellezza e benessere».

Tra le chicche la manna (di memoria biblica), ricavata della linfa dei frassini, che oggi fa parte dei Pat della Sicilia (Prodotto agroalimentare tradizionale), la corniola, la giuggiola. «In alcuni casi c’è la vendita del prodotto in altri si vende la pianta. Oggi c’è un trend sui frutti antichi, nel ‘96 parlavamo in solitudine. La gente ama sempre più comprare direttamente dal produttore. E noi cerchiamo di proporre una rosa ampia di varietà, da varie provenienze».

Lo scorso anno alla manifestazione hanno partecipato circa 15 mila visitatori paganti. La finalità del Fai, che promuove l’evento, è la raccolta fondi per restaurare luoghi del cuore: in questo caso, pagate le spese, il contributo viene devoluto al recupero dell’Orto delle monache, una porzione del Colle dell’Infinito di leopardiana memoria.