Finigeto, azienda dell’Oltrepò Pavese, permette di adottare un filare, partecipare ai lavori in vigna e produrre un vino con etichetta personalizzata

Farsi il proprio vino senza avere un vigneto e neppure la minima idea di cosa sia una vigna? Oggi è possibile. La proposta arriva da un’azienda dell’Oltrepò, che ha lanciato il progetto «Adotta un vigneto». Bastano 150 euro e la voglia di rimboccarsi le maniche. E il vino te lo produci tu, pure con logo ed etichetta personalizzati. Aldo Dallavalle, 32 anni, perito agrario, è il titolare di Finigeto, a Montalto Pavese, azienda che conduce con la moglie. Zona di Pinot Nero e Riesling Renano, Barbera, Bonarda e Moscato. «Ho ereditato la passione del vino da mio zio – racconta – ho cominciato nel 2005, prima coltivando solo uve. Oggi ne vinifico un terzo, producendo 70mila bottiglie, le altre le cedo. L’ispirazione del progetto nasce da altri spunti. Avevo sentito parlare di adozione di capre e possibilità di altro tipo. E mi è venuta l’idea del filare in adozione. Il progetto va avanti da quasi nove anni. Ho consensi positivi, circa 200 persone, dalle venti alle trenta all’anno, hanno aderito all’iniziativa».

Le richieste per provare questa esperienza sono diverse centinaia e arrivano anche dall’Irlanda, Svizzera e Paesi Bassi

Il meccanismo è semplice. La persona viene in cantina, assaggia i vini per farsi un’idea e scegliere quali produrre. Quindi viene affiancata dai titolari o dagli operai che aiuteranno ad affrontare tutte le operazioni nel vigneto, dalla potatura alla raccolta. Via email viene informato su cosa si andrà a fare di volta in volta e con quali tempistiche. «Sono una decina le operazioni in vigna – spiega – Potatura, legatura a secco (quando si lega il tralcio sul primo filo di ferro), spollonatura (si tolgono i polloni dal tronco che deve essere pulito). E ancora, legatura a verde, diradatura, cimatura, sfogliatura e raccolta».

L’intero pacchetto costa 150 euro. Con questa quota si produce una quota minima di 18 bottiglie personali (si può chiedere un numero superiore): vini standard, per le riserve il numero scende. Anche l’etichetta, volendo, diventa su misura, ma è fuori dal pacchetto (il costo è intorno alle 50 euro). «Non lo facciamo per guadagnare – racconta – è poco più del costo delle bottiglie, ma solo per far sapere cosa c’è dietro una bottiglia di vino. Abbiamo adesioni anche dalla Svizzera, Paesi Bassi e Irlanda. Se una persona lo produce per tre anni di fila, viene messo un cartello sul suo filare con il nome dell’adottante. Finora l’hanno fatto in due, uno di questi è un sommelier irlandese che lavora per una catena di alberghi».

L’Oltrepò Pavese sta crescendo in qualità: negli ultimi 15 anni, diverse aziende hanno conquistato menzioni e riconoscimenti dalle guide più prestigiose. Finigeto esporta anche in Germania, Polonia e Svizzera. I suoi vigneti sono a circa 400 metri: la zona è vocata per il Pinot Nero, che qui esprime la massima potenzialità, e il Riesling Renano. «Montalto è la “capitale” del Riesling che dalla vendemmia 2018 si chiamerà Riesling di Montalto» fa sapere. Lo Spavaldo (Riesling in purezza), Due Bicchieri del Gambero Rosso, ha sentori floreali e fruttati che con l’affinamento in bottiglia evidenziano quelli di idrocarburi. Per il Pinot Nero, Mirò è il vino di punta (un richiamo al colore nero usato dall’artista spagnolo e del vitigno): affinato in tonneaux, dona ammalianti note di spezie e balsamiche su un fondo di frutti rossi, mirtilli e ribes nero. «Facciamo Pinot Nero in tutte le declinazioni: frizzante vinificato in bianco, rosso in barrique e tonneaux, bollicine metodo classico, con 30 mesi sui lieviti».

Chiediamo ad Aldo quale sia alla fine lo scopo dell’iniziativa «Adotta un vigneto». «La nostra iniziativa vuole far capire che il vino non è la birra: per farlo devi sudare. La raccolta avviene una volta all’anno, se sbagli qualcosa o c’è poco prodotto devi aspettare l’anno successivo. La maggior parte di chi adotta il vigneto ci confessa che non immaginava così tanto lavoro dietro a una bottiglia. Noi abbiamo 42 ettari e devi starci addosso tutto l’anno: sono pochi i momenti in cui puoi permetterti di non badarci».