A Expo al padiglione del Belgio per la prima volta il pubblico potrà mangiare prodotti a base di insetti, un alimento «per sportivi» grazie all’alto contenuto proteico. Gli esperti: insetti, meduse e alghe il cibo del futuro. E il Parlamento Ue dà il primo via libera al novel food

È stato l’Expo dei record, in quanto a numeri. Ma anche delle avanguardie culinarie. Una di queste si chiama insetti. Venerdì 30 ottobre, alle 12, al padiglione del Belgio, il grande pubblico potrà finalmente degustare prodotti a base di insetti, di cui tanto si è parlato: pasta e crocchette. Un «antipasto», in realtà, è già stato servito a un pubblico riservato martedì 27 ottobre, al Coop Forum Center. Per la prima volta in Italia, grazie a una deroga concessa dall’Asl, quel giorno è andata in scena la prima degustazione autorizzata. Un buffet in sordina, stuzzichini di grilli abbinati a cioccolato e tartine con crema di ricotta preparati dallo chef Marco Ambrosino del ristorante «28 Posti» di Milano.

Aragoste e ragni sono parenti, presto insieme sulla tavola

Per chi pensa che stiamo parlando di eventi folcloristici, sappia che il Parlamento europeo ha affrontato l’argomento insetti a metà settimana. La plenaria di Strasburgo ha approvato in prima lettura l'accordo con il Consiglio sul cosiddetto novel food. Insetti, alghe, cibi costruiti in laboratorio con nanomateriali potranno in futuro finire sulle tavole degli europei, se avranno il via libera dell’Efsa, l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare che ha sede a Parma. La Commissione Ue, del resto, sta attualmente co-finanziando un progetto di ricerca per esplorare la fattibilità di impiegare proteine ricavate da insetti per i mangimi. A inizio ottobre c’era stato anche il parere dell’Efsa che ha individuato negli insetti, in particolare mosche, larve della farina, grilli e bachi da seta, una fonte di alimenti e mangimi con potenziali benefici per l’ambiente. Gi insetti, infatti, hanno un basso impatto ambientale e sono più sostenibili: richiedono meno consumi d’acqua, energia, minore produzione di gas serra. Un terzo della produzione mondiale di cereali, infatti, non sfama le persone (800 milioni soffrono di malnutrizione) ma finisce in mangime per l’allevamento di animali. E per produrre un chilo di carne bovina servono circa 15.400 litri d’acqua e una notevole produzione di anidride carbonica.

Oggi, però, non esiste alcuna direttiva Ue in merito all’utilizzo di insetti sia a fini mangimistici sia per l’alimentazione umana. In Italia sussiste il divieto e solo il Belgio si è dotato di una legge propria dalla fine del 2013, mentre in altri Paesi, come Olanda, Inghilterra e Francia c’è una sorta di tolleranza. «Speriamo che anche l’Italia possa avere una legge che consenta l’allevamento e il consumo di insetti commestibili come in Belgio – ha affermato Maria Helena Polidoro, direttore generale della Società Umanitaria, impegnata nel progetto – Gli insetti sono una prospettiva di sviluppo soprattutto per i giovani e in quest’ottica siamo pronti a mettere a disposizione terreni e cascine di proprietà nel Cremasco e in Lombardia per trasformarli in impianti-laboratorio. Umanitaria – ha aggiunto – è sempre stata pioniere dell’arditezza sociale. Era già presente all’Expo del 1906, dove ha presentato un prototipo di casa popolare. All’inizio credevo che la prospettiva sarebbe stata la mangimistica. Ma oggi sono convinta che non ci metteremo molto tempo ad arrivare a mangiare insetti. Al primo impatto le persone rimangono perplesse, ma poi capiscono: se mangi lumache, rane e ostriche perché non abituarsi un domani anche a un grillo?».

La questione, dunque, si interfaccia con il grande tema della sostenibilità alimentare. Come sfamare nel 2050 circa 9 miliardi di persone. «Alimentazione sostenibile significa che parte delle proteine, come della mangimistica, arriverà dagli insetti – ha detto con chiarezza Andrea Mascaretti, promotore e ideatore del progetto Edible Insects, il primo network multidisciplinare italiano di esperti di insetti commestibili che raggruppa circa 300 ricercatori, nonché curatore del Libro bianco sugli insetti commestibili presentato al padiglione Ue – Ci sentiamo dei pionieri, questa è una sfida cui l’Italia non può sottrarsi. Già oggi due miliardi di persone si nutrono di insetti e il Belgio è all’avanguardia in Europa essendosi dotato di una legge che regolamenta il consumo di dieci insetti edibili. Durante l’Expo ci sono stati molti sequestri da parte dell’Asl fuori e dentro i ristoranti dei padiglioni che volevano proporre insetti, perché in Italia vige il divieto. Ma insetti, alghe e meduse sono gli alimenti del futuro. L’Efsa ha stimato che entro dieci anni nell’Ue arriveranno tonnellate di prodotti a base di insetti. Oggi però vengono consumati senza controlli, non ci sono allevamenti industriali, a parte la piccola esperienza del Belgio. Esistono 1900 insetti edibili – ha fatto notare – tra cui ragni e scorpioni. Trent’anni fa il sushi faceva rabbrividire, oggi è di moda».

Chi al consumo preferisce l’osservazione curiosa ha tempo fino al 31 ottobre di vedere la mostra degli insetti commestibili, allestita nel distretto del cibo del futuro dell’Expo. «Nel Future Food District abbiamo concepito il futuro della distribuzione ma anche di ciò che mangiamo – ha sottolineato Chiara Faenza responsabile sostenibilità e innovazione valori di Coop Italia – Circa 1,7 milioni di visitatori hanno visitato il supermercato del futuro e stimiamo che la metà abbia visto gli insetti in scatola nella exhibition area. Ci aspettiamo a breve termine l’uso di insetti nella mangimistica e a breve-medio anche nell’alimentazione. Da una indagine Doxa il 44 per cento degli italiani è favorevole a consumare insetti».

«Gli insetti di allevamento hanno un alimentazione specifica – ha spiegato Cecile Flagotier, rappresentante del padiglione del Belgio – vengono costantemente controllati onde evitare problemi come salmonellosi, Listeria o presenze di metalli pesanti. Gli unici problemi che possono dare riguardano persone che hanno già sviluppato allergie, per esempio a frutti di mare o agli acari. In Belgio gli insetti si trovano anche nei supermercati e sono consumati spesso dagli sportivi per la concentrazione di proteine».

Se a livello nutrizionale si dice un gran bene degli insetti, più difficile avere informazioni di studi epidemiologici relativi agli effetti sull’organismo per consumi a medio-lungo termine. Anche perché, Belgio a parte, non esistono insetti d’allevamento. E fare studi su alimenti non controllati, che vengono consumati prendendoli ovunque, come accade in molti Paesi dell’Oriente, potrebbe dare risultati contraddittori. Oltre a essere una pratica rischiosa per l’eventuale presenza di contaminanti pericolosi. Dunque è arduo prevedere se le proteine degli insetti potranno in futuro dimostrarsi più salutari e soppiantare quelle della carne rossa, oggi sotto accusa dalla Iarc. Qualche incertezza rimane anche sui dati relativi alla diffidenza o meno degli italiani al consumo. Secondo un'analisi Coldiretti/Iprmarketing sarebbero appena l'8 per cento gli italiani che assaggerebbero gli insetti, mentre il 7 per cento si farebbe tentare dai ragni fritti. Un’ indagine Doxa presentata all’Expo ha dato invece numeri molto diversi: il 44 per cento sarebbe favorevole.