Quelle di Etoile sono le bollicine più preziose d’Italia, contengono polvere d’oro 24 carati per rendere memorabili brindisi romantici e occasioni speciali. Prodotto da La Rocchetta di Villongo (Bg), è uno dei gioielli in mostra al Padiglione Coldiretti a Expo nella rassegna dedicata alla top ten dei prodotti alimentari del lusso

Brindare con uno spumante che contiene polvere d’oro deve indubbiamente fare un certo effetto e nobilitare un’occasione speciale, come un pranzo di nozze. E un prodotto simile non può che trovare posto in una mostra dedicata ai gioielli alimentari. Fino a venerdì 17 luglio, al padiglione Coldiretti di Expo, si potranno ammirare questa e altre preziosità in una rassegna che vuole rappresentare la top ten del lusso. Lo spumante dorato in questione, l’unico in Italia, si chiama L'Etoile ed è prodotto dall’azienda lombarda La Rocchetta di Villongo (Bergamo), sul Lago d’Iseo.

«Il prodotto – afferma Alberto Faverzani il responsabile commerciale dell’azienda – è nato tre anni fa ed è pensato per il mercato estero, russo in particolare, e cinese come obiettivo futuro, ma recentemente sta riscuotendo molto successo anche in Italia e stiamo trovando gradimento anche negli Usa. Lo spumante nasce con metodo classico da vitigni Chardonnay e Pinot Bianco, che stanno minimo sui lieviti 48 mesi, e scaglie d’oro alimentare. Ne produciamo circa 5mila bottiglie all’anno (su una produzione complessiva di 180 mila bottiglie l’anno - ndr): si tratta evidentemente di un vino esclusivo. Ma ci ha consentito di aprire porte che non saremmo mai riusciti ad aprire. L’oro alimentare non dà alcun problema, anzi è un antiossidante. Il costo della bottiglia? Dalle 100 alle 150 euro».

«L’oro alimentare – informa Coldiretti – non altera il sapore dei cibi cui viene miscelato, non ha alcuna controindicazione e anzi ha proprietà salutari». I preziosi filamenti dorati, che fluttuano tra le bollicine disegnando un magico cielo stellato, non sono solo un vezzo estetico, poiché il prezioso metallo avrebbe anche virtù terapeutiche. L’oro alimentare in polvere è regolato da una direttiva Ue del ’94. Viene macinato in una polvere finissima e trattato in modo da renderlo assimilabile anche a livello alimentare.

L'oro alimentare avrebbe anche proprietà terapeutiche

La cucina d’oro ha storicamente trascorsi illustri. All’oro si attribuivano proprietà farmacologiche, taumaturgiche e anche portafortuna. Le prime testimonianze dell’uso alimentare dell’oro in polvere arrivano dall’antico Egitto, dove veniva considerato un «cibo» sacro che avvicinava alla divinità. Lo utilizzavano a scopi magici e soprannaturali anche gli indiani d’America. La cucina milanese è molto legato al giallo dell’oro: il risotto con lo zafferano, la polenta, il grana padano. Gian Galeazzo Visconti, in occasione del banchetto per le nozze della figlia Violante, fece preparare storioni, carpe e pernici ricoperti con foglie d’oro. Nei pranzi nuziali delle corti nobiliari e principesche era abitudine usarlo negli alimenti, come nella Padova cinquecentesca. Sottilissimi lamine ricoprivano pane e ostriche nelle sfarzose feste a Venezia, la polvere preziosa ricopriva gli acini d’uva e altre leccornie alla corte di Elisabetta I d’Inghilterra. Per stare ai giorni nostri lo stesso Gualtiero Marchesi utilizza il prezioso metallo per decorare un suo piatto classico, nato nel 1981, riso oro e zafferano («Dicono che faccia bene per i dolori reumatici»).

Ma non è tutto oro quel che luccica. In mostra nel padiglione Coldiretti ci sono altre preziosità da ammirare, che valgono quanto l’oro. Specialità del made in Italy molto ricercate all’estero, la bottarga di Cabras (fino a 250 euro al kg), l’estratto di bergamotto di Reggio Calabria (fino a 500 euro al litro), il caviale di lumaca prodotto in Sicilia (fino a 160 euro all’etto), il tartufo (fino a 200 euro al chilo), e poi l’olio Dop più pregiato, quello di Brisighella (Ravenna), il Culatello, le bottiglie gioiello con cristalli Swarosky in etichetta. Roba da lustrarsi gli occhi.