La banana made in Italy viene coltivata nelle campagne di Palermo dall’azienda Valle dell’Oreto, la prima realtà produttrice di questo frutto tutto italiano: carnoso e con retrogusto di cannella

«Ma quanto costano le banane a Palermo?» domandava uno stupefatto Roberto Benigni nell’esilarante film «Johnny Stecchino». La risposta è tre euro al chilogrammo, ma sono banane «prodotte» a Palermo. Letizia Marcenò, 27 anni, con i fratelli guida l’azienda palermitana Valle dell’Oreto, quartiere Falsomiele, la prima produttrice in Italia di banane. Uno dei miracoli del clima e delle nuove generazioni di imprenditori agricoli. «La mia famiglia – spiega Letizia, che è anche delegata provinciale Giovani Impresa di Coldiretti Sicilia – produceva banane fino dagli anni Settanta, ma la produzione è sempre stata per un consumo familiare. Sette anni fa è iniziata a livello industriale. Ci siamo resi conto che il clima è sempre più favorevole, eccetto la nevicata che ha colpito la città lo scorso inverno, e c’è mercato: ci chiedono la banana italiana da ogni regione d’Italia. Oggi abbiamo mille piante per una produzione di 80 quintali l’anno riservata al consumo in Sicilia e commercializzata soprattutto attraverso la rete dei mercati Campagna Amica di Coldiretti. L’obiettivo è di espanderla, per arrivare in un paio d’anni a esportare in tutta Italia».

La coltivazione della banana è l'esempio del clima che cambia

La banana ha bisogno di un clima tropicale, quella coltivata a Palermo beneficia del caldo umido, subtropicale, che si crea nella vallata. Dettaglio tutt’altro che ininfluente, le banane prodotte dall’azienda siciliana non appartengono alla comune Cavendish che domina il mercato, ma sono di varietà Musa capriciosa e Musa paradisiaca e furono importate dal nonno di Letizia dal Sud America. Dunque rappresentano una tutela anche della biodiversità (sono oltre 400 le cultivar). «Mi dicono – racconta –: perché non metti le banane in serra? Il banano arriva fino a dieci metri di altezza, come potrei? La nostra banana è più grossa e tozza della classica Chiquita, per intenderci, ha un giallo più intenso e non diventa nera. Al gusto è più carnosa, più dolce con un retrogusto di cannella. Su richiesta forniamo pasticceri, come per esempio Giovanni Cappello con cui abbiamo una collaborazione. Non è certificata biologica, ma non usiamo pesticidi, le piante hanno bisogno di molta acqua e vengono concimate con materiale organico. Quelle che arrivano dalla Costa Rica sono “bombe atomiche”. Vengono trattate con prodotti antimuffe, le raccolgono e le mettono sulle navi ancora verdi, bloccando la maturazione e attuandola poi artificialmente».

Valle dell’Oreto produce, tra l’altro il basilisco, fungo raro e pregiato, ricco di vitamina D, che cresce solo in primavera sulle Madonie, in alta montagna, ed è in via di estinzione. Ma l’azienda, che impiega circa una decina di persone, vanta un altro plus: è la prima produttrice in Italia di nespole e la nespola Marcenò ricorda nel nome la varietà creata dal nonno. «È un prodotto delicato, è tutta polpa. Le nostre nespole non sono come quelle spagnole che sono ipertrattate con prodotti chimici e durano in frigo tre mesi. Abbiamo una grossa produzione, circa 800 quintali per sette ettari, ed esportiamo in tutta Italia. Facciamo anche confetture, il gelato».

La Sicilia sta cambiando e la produzione industriale di banane, come quella di avocado e del goji è un simbolo di una new wave siciliana. «La Sicilia ha risorse e potenzialità incredibili e c’è un ritorno alla terra – sottolinea Letizia –, i giovani stanno trasformando le aziende agricole familiari, come abbiamo fatto io e i miei fratelli, danno una marcia nuova».

A incidere sui cambiamenti, oltre che lo spirito imprenditoriale delle nuove generazioni, sono anche i mutamenti climatici. Gli effetti del clima sulla produzione sono ormai evidenti. L'olivo è arrivato alle Alpi. Nella Pianura Padana si coltiva circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro, colture tipicamente mediterranee. I vigneti tendono a espandersi verso l’alto con la presenza della vite a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni più alti dell’Europa continentale si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop. «Le previsioni parlano di una riduzione significativa delle precipitazioni soprattutto estive nel bacino del Mediterraneo, e di aumenti delle temperature tra 4 e 6 gradi da qui alla fine del secolo» ha sostenuto il direttore dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr, Mauro Centritto. Ma attenzione: i deserti, ammonisce il Cnr, stanno arrivando nel cuore dell'Europa mediterranea: circa un quinto del territorio italiano è a rischio desertificazione e di questo il 41 per cento si trova nel Meridione, mentre in Sicilia le aree a rischio sono addirittura il 70 per cento.