Secondo uno studio del Politecnico cresce l’e-commerce del cibo, che vale in Italia 519 milioni. L’enogastronomia batte grocery e ristorazione

L’e-commerce è ormai una realtà per il settore alimentare, che continua a crescere con 1,5 milioni di web shopper nel food in Italia. Tutti gli analisti sono pronti a scommettere che la tecnologia sarà il traino del cibo: la domanda è pronta, il problema è più dell’offerta, che deve ancora adeguarsi alle esigenze dei consumatori.

Il mondo del cibo e del vino pesa ancora poco nel paniere del commercio elettronico

Di commercio online legato al food & grocery si è parlato in occasione del convegno «Food online: l'appetito vien comprando» che si è svolto a Milano presso il Campus Bovisa. L’evento ha presentato la ricerca dell'Osservatorio e-commerce B2c, giunto alla sedicesima edizione e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano.

La fotografia che è emersa ha tratti ancora in chiaroscuro, siamo in una fase di transizione. Ma il mercato negli ultimi anni è cambiato ed è in crescita, sulla spinta delle dot com, molte delle quali start up («il loro peso è passato dal 25 al 33 per cento nel 2016» ha osservato Riccardo Mangiaracina, direttore dell’Osservatorio e-commerce B2c del Politecnico di Milano). Queste incalzano gli operatori tradizionali (cinque attori del food and grocery generano il 68 per cento delle vendite online), a investire nel digitale sulla scorta di quello che sta avvenendo in altri Paesi più all’avanguardia, dagli Usa al Regno Unito.

Il valore del comparto online dell’alimentare, in termini di acquisti, è oggi di 519 milioni, in crescita del 27 per cento rispetto al 2015. Il primo segmento è l’enogastronomia, con un valore di 240 milioni e una crescita del 17 per cento rispetto al 2015. Un dato significativo che indica come la ricerca del prodotto gourmet sia quello trainante con amplissimi spazi di crescita. Al secondo posto di questa torta troviamo il grocery ovvero la spesa sui siti e-commerce dei supermercati, con 180 milioni, in crescita però maggiore, +40 per cento. Quindi la ristorazione (cibo pronto) che ha raggiunto i 90 milioni, + 29 per cento nel 2016.

I dati positivi stridono però se paragonati ai numeri generali dell’e-commerce B2c italiano: 19 milioni di e-shopper per 20 miliardi di ricavi. Il che significa che l’alimentare incide per circa il 2,5 per cento. Senza poi dimenticare che «l’incidenza degli acquisti online food and grocery sul totale degli acquisti retail è pari allo 0,35 per cento» come ha fatto notare Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, «una penetrazione significativamente inferiore rispetto ai valori registrati (tra il 2 e l’8 per cento) in altri mercati internazionali come Usa, Francia e Regno Unito».

Altro numero su cui riflettere è che oggi l’alimentare online è composto per il 90 per cento dall’acquisto di prodotti food e meno del 10 per cento dal vino.

Se dagli acquisti dei consumatori italiani si passa poi a considerare le vendite e-commerce B2c nel food and grocery (da siti italiani a consumatori italiani e stranieri), il giro d’affari supera i 650 milioni di euro. L’export (da siti italiani a consumatori stranieri), incide per circa il 10 per cento delle vendite del settore. Tra i maggiori problemi per i retailer che vendono all’estero il problema del trasporto, packaging, dazi, normative sull’etichettatura.

I modelli che si stanno affermando sono diversi, e-grocery, ready to eat (i vari Deliveroo, Just Eat, Foodora), ready to cook. Con le varianti click and collect (ritiro della spesa in negozio o in un punto concordato) o a domicilio. I clienti sono sempre più abituati agli acquisti con lo smartphone (raddoppiati in un anno, valgono 100 milioni per il food and grocery). Ma chiedono sempre maggiori garanzie soprattutto in termini di tempi e sicurezza della consegna. La ricerca ha evidenziato che nella customer experience, tra i punti da migliorare ci sono soprattutto la richiesta di maggiori informazioni nella presentazione e spiegazione del prodotto.

Il top delle motivazioni per cercare online rimangono l’accessibilità, la comodità, l’assortimento e la scelta informata. Ma c’è anche un fermento dovuto a modelli di business diversificati, che vanno da quelli salutistici alla sempre maggiore necessità di tracciabilità. «Il 2016 sarà percepito come un anno spartiacque – ha affermato Roberto Liscia, presidente di Netcomm – Ci sono settori di nicchia che stanno esplodendo proprio grazie a un effetto amplificatore creato dal web che condiziona l’offerta: c’è una stretta connessione tra ricerca e acquisto e la tecnologia può sconvolgere il ruolo del consumo nel futuro». La riflessione ha citato, come esempio, il boom di curcuma e zenzero, evidenziati dal rapporto Coop 2016. Nel dossier si riporta un’indagine Nielsen secondo la quale la prima richiesta dei consumatori italiani, il 34 per cento, è trovare sugli scaffali prodotti in linea con uno stile di vita più sano ed equilibrato.