Ares, azienda molisana guidata da Marzio Ilario Fiore, coltiva la canapa localmente: con essa produce olio e pasta con cui ha vinto premi internazionali

Il mercato della canapa in Italia è sempre più maturo. Dopo Roma, che fa da traino con Canapa Mundi, anche Milano ha deciso di battere questa strada. Recentemente ha ospitato, infatti, il primo Salone internazionale della canapa declinata non solo in chiave alimentare (cosmetica, edilizia, tessile, carburanti, carta).

La canapa viene coltivata in collina e l’olio risulta ricchissimo di polifenoli grazie al maggiore sbalzo termico

Al Salone era presente Ares (anche sponsor dell’evento), una giovane azienda agricola molisana, in provincia di Campobasso, che produce olio di canapa coltivata localmente. Un’area privilegiata: una zona collinare a circa 500 metri sul livello del mare tra Palate e il Lago di Guardialfiera, a circa 20 chilometri dal Mare Adriatico. Sul mercato, infatti, continua ad arrivare un prodotto soprattutto importato che lascia spesso a desiderare per qualità e sicurezza alimentare.

«L’olio in commercio – spiega Marzio Ilario Fiore – arriva soprattutto dalla Cina, Paesi dell’Est, Ucraina o Romania e anche Francia. Noi facciamo parte di quella decina di aziende di un certo livello che producono olio di canapa made in Italy: diamo una garanzia di filiera superiore. Abbiamo circa 50 ettari coltivati a canapa con altre imprese del territorio: il prodotto è bio e il prossimo anno sarà certificato».

L’azienda, in realtà, affonda le radici a fine ‘800. Ed è stata rilanciata da Marzio Ilario Fiore dal 2013, affiancando la produzione di canapa (di tre varietà diverse) a quella di cereali, legumi e olio extravergine di oliva (varietà Leccino, Gentile di Larino e Frantoio).

L’olio di canapa Ares, che abbiamo assaggiato anche a Golosaria, colpisce già dall’impatto visivo: un colore verde intenso. L’aroma ha note piccanti e amare, segno dell’alto contenuto di polifenoli (l’altitudine ne aumenta il contenuto). «Abbiamo vinto il secondo premio per i migliori oli di canapa al concorso nazionale di Frattamaggiore, realizzato in collaborazione con l’Università di Napoli – fa sapere – Ho fatto fare analisi di laboratorio: il mio olio ha un alto quantità di polifenoli. Rispetto agli altri in commercio non è rettificato, ma completamente naturale, non filtrato».

«Sulla coltivazione di questa pianta – aggiunge – sono stato uno dei precursori in Italia. E in Molise altri mi hanno seguito: è un ambiente incontaminato, dove non si usano diserbanti e concimi come in altre regioni, i terreni sono di buona qualità».

L’ottimo rapporto (3-1) tra omega-6 e omega-3, migliore rispetto all’olio di oliva (9-1), è solo uno dei tanti plus di questo eccezionale alimento su cui vertono tante ricerche. L’azienda produce anche farina di canapa, pasta di canapa in diversi formati (spaghetti, fettuccine, penne) e prodotti da forno (freselle, piadina, snack, taralli). Per questi ha guadagnato il «Two Stars» al Bellavita Awards di Londra, la fiera internazionale che celebra i migliori prodotti gastronomici Italiani nel mondo.

«L’abbiamo vinto nel 2015 – ricorda – presentando una pasta alla canapa. Mi ha intervistato anche la Reuters e l’intervista, dove parlo di canapa e dei suoi benefici, è finita anche sul New York Times e su altre testate internazionali. Per la pasta usiamo il 15 per cento di canapa e sopra il 20 per cento per i prodotti da forno: sono percentuali superiori a quelle che offre il mercato».

I prodotti Ares si acquistano online in una rete di piccoli negozi sparsi in tutta Italia. Va ricordato che l’olio si usa esclusivamente a crudo: se viene riscaldato perde tutte le sue qualità. Una volta aperto, va poi conservato in frigorifero.

«L’attuale legislazione ci penalizza – fa sapere Fiore – La nuova legge, per esempio, non ha disciplinato l’utilizzo del fiore (che contiene Thc, ammesso in Italia nel limite dello 0,6 per cento): un ambito che oggi fa gola a diverse aziende agricole (con il fiore si possono fare, per esempio, birra o tisane). Per quanto riguarda il seme, poi, si sta proponendo un limite di residuo di Thc fino a 5 parti per milione (ovvero 5 mg per chilo, ndr), mentre nel resto d’Europa vale fino a dieci-quindici parti per milione. Non capisco questa penalizzazione. Le alte temperature al Sud Italia possono aumentare il residuo, mettendo a rischio la commercializzazione dei prodotti nazionali».