Il microbirrifcio e brewpub, Birra Gaia, nato in un capannone industriale della Brianza, festeggia un anno di attività e punta tutto sulla creatività

C’è fermento nel mondo della birra. Nascono continuamente nuove realtà produttrici artigianali. Accade anche in Brianza, sempre più post-industriale, dove i capannoni diventano birrifici e brewpub. È nato in questo modo, nel dicembre 2017. Birra Gaia, che ha riadattato gli spazi occupati da una fabbrica metalmeccanica. Siamo a Carate Brianza, nel «distretto del gusto». A due passi c’è il laboratorio di Marco Colzani, un altro microbirrificio, due scuole alberghiere, un’osteria.

Dieci tipologie di birre differenti caratterizzate da piacevolezza, equilibrio e abbinamento con la ristorazione

«Ho iniziato a fare birra 8 anni fa come appassionato e nel 2013 ho iniziato il progetto Birra Gaia a Lissone, un piccolo impianto da 500 litri, quasi un garage – spiega Giuseppe La Rocca, 31 anni, mastro birraio di Gaia – Oggi abbiamo investito su questo nuovo spazio, allargando ad altri soci. Il birrificio può produrre 2mila litri al giorno. Abbiamo aperto anche il brewpub, con mescita e ristorazione».

Birra Gaia (il nome è un richiamo ai temi ambientali cui il birrificio è sensibile) produce dieci differenti tipologie di birre distribuite tra la Brianza e Milano. Chiediamo al mastro birraio qual è la filosofia. «È centrata su birre di piacevole bevibilità, studiate anche per abbinarle alla ristorazione. Puntiamo soprattutto sulle alte fermentazioni, Bitter Ale, stile di nicchia, molto apprezzato dai cultori; poi Amber Ale e Ipa, amare e profumate».

I luppoli arrivano dagli Usa, i malti dalla Germania e dalla Gran Bretagna. «Stiamo pensando anche all’utilizzo di un malto friulano» fa sapere Giuseppe. Il microbirrificio è confinante con l’istituto alberghiero «Don Gnocchi». La cucina è in condivisione: di giorno la usala scuola, la sera il birrificio. «Collaboriamo con loro, facciamo workshop, lezioni sulla birra fino a produrla. Una cosa unica. A Natale uscirà Incontro, birra natalizia, prodotta insieme con i ragazzi di due classi. È ad alta fermentazione, stile belga, con bucce di arancia dolce e bergamotto e pepe rosa. Si potrà bere solo nel birrificio e nella scuola alberghiera. Come ogni anno, a Natale lanceremo anche la nostra birra Noelia, 8 gradi, stile belga, ambrata, con miele bio in infusione di apicoltura Dell’Orto, buccia all’arancia candita. L’idea è quella di un panettone liquido».

Passiamo all’assaggio delle birre. Alessandro Riva, socio e responsabile di produzione del birrificio, ci tiene a raccontarle in abbinamento ad alcuni piatti del brewpub che proviamo. A cominciare dagli ottimi arrosticini, serviti in tre versioni: filetto di pecora, aromatizzati con peperoncino abruzzese e con crostone di pane caldo, olio e origano. Quindi una fragrante pizza «Montevegia» cotta in forno elettrico e un cube roll, taglio tenerissimo del costato bovino, senz’osso e saporito, servito con broccoli al vapore in salsa di parmigiano («Usiamo una griglia che cuoce con il metodo brace, non c’è fiamma diretta e raccoglie il grasso).

«Abbiamo puntato su prodotti con equilibrio, delicatezza e stile, capaci di adattarsi ai piatti – sottolinea –. Prodotti non estremi o fortemente luppolati. La Ceeisa, una English Bitter, si adatta con carne alla griglia, arrosticini. Europa è una Kolsch, più delicata, con una parte in più di amaro, si abbina meglio con affettati o formaggi. Anche con alcune pizze».

Le nostre birre di punta – sottolinea il mastro birraio – sono La Gorda, una Strong Ale, stile anglosassone con un bel fruttato di fragola. Viene prodotta con 5 varietà di malto diverse, tra cui avena, che dà nocciola e un gusto vellutato. C’è poi il Crystal, che dà un sapore caramellato. Si punta tutto sul malto. Europa, una Kolsch, luppolata con dry hopping, ha aroma erbaceo e floreale; Aradia, è una Ipa; Ceeisa, una English Bitter con lievito londinese».

Proviamo Onirica, una Amber Ale (una sorta di sottocategoria delle Apa) dal bel colore rosso brillante. Anche qui emerge l’equilibrio, nessun eccesso di luppoli. «È ben bilanciata, un compromesso tra la parte di luppolo e quella maltata – conferma Giuseppe –. Piuttosto secca in bocca, ha retrogusto esotico al naso, ma non spinto».

Ok malti e luppoli, ma l’acqua? – chiediamo al mastro birraio. Che ci rivela un segreto di produzione. «Ogni nostra birra ha acqua differente perché abbiamo un impianto a osmosi inversa che la demineralizza e poi aggiungiamo i sali. Per la birra serve pH acido: intervenendo sull’acqua, si va ad affinarla e migliorarla». Chiediamo di farci qualche esempio pratico. «Se lavori più sui solfati di calcio avrai amari più forti, dunque va bene per Ipa, Apa. Se la vuoi più maltata, lavori sui cloruri di calcio. Abbiamo un software di calcolo che ci bilancia i minerali. A noi serve che la birra abbia calcio, magnesio, solfati, cloruri e un po’ di bicarbonato per le birre scure e sale non iodato».

Chiudiamo con l’assaggio di un amaro di infuso di luppolo prodotto per Opperbacco. Gaia dà spazio anche ad altri amici produttori. Per chi vuole stare sul local, consigliamo l’amaro Giussano, con infuso di erbe alpine, che nel nome gioca sui ricordi dell’ormai noto Alberto da Giussano.