Nel quartiere Isola di Milano apre Beergarden, una birreria con cucina italiana, e non solo, dedicata al mondo Heineken, con 7 birre alla spina

Il quartiere Isola diventa sempre più cool nel mondo della ristorazione. A due passi da Artico, tra le migliori gelaterie di Milano (il top è il cioccolato proposto fino a 32 versioni), sempre sulla via Porro Lambertenghi ha aperto BeerGarden. I soci sono gli stessi della rinomata gelateria, Fabrizio e Giuseppe Fioretti e Raffaele Matrone. Ma il partner questa volta non è la famiglia Poloni, ma un autentico colosso come Heineken.

Il menu offre gustosi piatti come il risotto allo zafferano e agrumi di Sicilia e il gelato di Artico

«Il progetto è nato con Heineken, tutte le birre sono di loro proprietà – spiega Fabrizio – Heineken cercava fortemente una location nel quartiere e noi avevamo un ristorante-pizzeria napoletana, Nisida, aperto fin dal 2010. Abbiamo così sposato l’idea di trasformare il locale, perché le pizzerie cominciavano a essere troppe in zona. E ci stavano arrivando forti richieste dal mondo della birra (anche Carlsberg era interessata)».

Abbandonate certe atmosfere cupe delle classiche birrerie o quelle goderecce delle birrerie bavaresi, Beergarden si caratterizza per l’ambiente arioso, verde anche nelle luci, dominato da un legno chiaro, i grandi tavoli. Il concept porta la firma del designer Ricky Sedini. «Abbiamo un po’ riprodotto l’idea molto europea e poco italiana del giardino con la birra – racconta Fabrizio – Una birreria con cucina, un posto conviviale dove stare bene e bere birra in qualunque ora del giorno. Con la possibilità di vedere eventi sportivi. In Isola mancava ancora un luogo accogliente, con tanti posti a sedere (65). È quasi un progetto pilota europeo per Heineken. E con cucina italiana: tutto è di nostra produzione».

Non a caso il locale è stato inaugurato in occasione del derby milanese di calcio. Beergarden dispone di cinque grandi monitor dove vedere in diretta i migliori eventi sportivi internazionali come la Champions League, la F1 e i Mondiali di Rugby di cui Heineken è sponsor. Ma qui si viene anche per stare in compagnia in un ambiente easy, familiare.

Le birre alla spina, dotate un impianto di spillatura tecnologicamente avanzato, sono sette: Heineken Premium Lager, Ichnusa non filtrata, Moretti Ipa Ale, Affligem Blonde d’Abbazia, Affligem Rouge d’Abbazia, Erdinger Weizen e Gasoline Lager. Sei rimangono fisse mentre una (in questo caso la Affligem Blonde) è a rotazione. Diverse poi le birre in bottiglia tra cui quelle di Hibu, birrificio da poco acquisito da Heineken.

«La scelta delle birre è stata fatta da Heineken – precisa Fabrizio – Le birre vengono proposte anche nei cocktail. Abbiamo un bartender molto bravo a trasformare i drink internazionali, per esempio un Moscow Mule può diventare un Heineken Mule».

Abbiamo verificato la bravura di Niccolò Basso provando un Negroncino sbagliato da pasteggio (Campari, Vermouth Torino, Orange Bitter e Heineken): il risultato è davvero piacevole, la birra dà un tocco in più alle preparazioni, leggero, e le rende accattivanti.

Abbiamo quindi saggiato la cucina a cena. Tra gli starter, da condivisione, ci sono stati serviti una mozzarella in carrozza, gustosi chicken sticks, fritti con oli di semi vari. Quindi una focaccia, salsa di pomodoro, burrata di Andria e limone. Abbiamo chiesto a Fabio Parlato, direttore operativo del locale ed ex The Stage come viene preparata. «È di farina semintegrale da grani italiani macinati da un molino di Brescia; lievita 8 ore, prima viene cotta al vapore, abbattuta e poi finita in forno Rational elettrico con 8 minuti di cottura a 200 gradi». La doppia cottura sta diventando a Milano ormai un trend.

Il menu propone appetizer e sfiziosità di un certo livello, come il culatello di Zibello con burro e pane caldo e specialità tradizionali come i mondeghili milanesi con caviale di melanzane e pomodori confit o il fish&chips con pastella alla birra.

Abbiamo proseguito con un convincente risotto mantecato allo zafferano e agrumi di Sicilia. Un’offerta inedita per una birreria. «Non vuole essere la solita birreria hamburger e patatine – ha fatto sapere Fabrizio – ma dare anche piatti particolari: il risotto agrumi è quello che va di più, con la carbonara 2.0 fatta con la panna. Lo chef, Italo Sirica, ha lavorato anni in Inghilterra e ci siamo inoltre avvalsi della consulenza di uno chef importante per stilare il menu».

Come piatto principale abbiamo degustato un filetto di maialino con mashed patatoes. Viene cotto a bassa temperatura con il roner, finito in forno e servito con il suo fondo e crema di patate. Chiusura con l’ottimo dessert, il gelato di Artico con cioccolato Amedei alla birra (ogni volta diversa). «Noi siamo artigianali con il gelato e combattiamo l’industria: qui siamo industriali e combattiamo l’artigianato – ha scherzato Fabrizio – Come gruppo societario siamo concentrati sul business del gelato, facciamo consulenza e abbiamo contribuito all’apertura di 25 locali. In Isola, come Artico, abbiamo aperto anche una scuola di gelateria».