Ci sono vini che colpiscono per personalità, caratteristiche e storia. Il Montefalco Sagrantino Docg è uno di questi, nasce da uve autoctone dell’Umbria e fa della longevità il suo punto di forza

Al centro dell’Italia c’è la verde Umbria, regione affascinante, ricca di storia e di tradizioni, dove il passato e il presente si fondono in una atmosfera senza tempo. Montefalco è al centro dei questo territorio e in queste terre nasce uno dei vini più interessanti sul panorama italiano: il Sagrantino.

Il Sagrantino deve evolvere cullato dal tempo, solo così riesce a esprimere la sua complessa personalità

Il Montefalco Sagrantino Docg appartiene a quella categoria di vini da bere almeno una volta nella vita. Si colloca nella fascia alta, tra quelli capaci di farsi aspettare che evolvono nel tempo e si trasformano anno dopo anno. In questo esclusivo club si trovano i Nebbioli piemontesi e della Valtellina, l’Amarone, il Brunello di Montalcino, il Taurasi e pochi altri rossi che non temono il tempo.

Le uve Sagrantino portano con sé un corredo di polifenoli e di tannini incredibile che si ritrova tutto nel bicchiere. Solo il tempo toglierà gli spigoli per lasciare posto alla morbidezza, tempo che il Sagrantino passerà prima in botte e poi in bottiglia. Il disciplinare stabilisce quattro anni dalla vendemmia prima di essere messo in commercio, ma sono pochi, come l’Anteprima Sagrantino 2014 ha dimostrato. L’evento, che si è da poco svolto, ha permesso di assaggiare l’ultima annata in commercio e di confrontarla con altre storiche, in particolare il 2008.

Alla fine della degustazione, dove abbiamo scelto solo le bottiglie già disponibili, molte cantine, infatti, hanno il 2014 ancora in botte o in affinamento in bottiglia, abbiamo potuto comprendere come questa annata sia stata difficile per le cantine. Il 2014, infatti, è stato caratterizzato da forti precipitazioni durante i mesi estivi, ma che hanno dato una tregua verso la l’autunno. Mai come in questo caso la geografia è risultata importante. Alcune cantine, infatti, hanno potuto godere di bel tempo e raccogliere le uve Sagrantino verso la fine di ottobre mitigando così gli effetti delle piogge estive. Altre, invece, sono state costrette ad anticipare la vendemmia rispetto alle altre perché il loro versante era sempre interessato da perturbazioni.

In cantina sono arrivate due tipologie di uve, quelle maturate in modo quasi perfetto e quelle non perfettamente mature. Le prime hanno dato un vino di buona struttura, con un tannino presente, ma non aggressivo come esempio sono i vini di Arnaldo Caprai e Romanelli. Le altre uve, invece, hanno portato in eredità dei tannini molto aggressivi che in questa fase rendono il vino in alcuni casi ancora disomogeneo. Il 2014 ha bisogno di affinare, di prendersi tutto il tempo necessario. Tra qualche anno potrà dire la sua.

Per gli esperti della commissione d’assaggio al Sagrantino 2014 hanno dato 3 stelle, definendolo una annata pregevole. Ci troviamo d’accordo su questa definizione, la disomogeneità del 2014 si sente anche qui, ma essendo un vino che ama il tempo e gli affinamenti sicuramente troverà il suo equilibrio. Equilibrio che le annate precedenti hanno trovato. Durante la degustazione è stato possibile assaggiare alcuni vini del 2008. Ci si è trovato di fronte a vini evoluti in modo corretto, con profumi terziari, con note speziate, sia al naso sia in bocca, e i tannini, sempre presenti, si sono ammorbiditi. Si è però di fronte a un vino che in generale può evolvere ancora. Vista la ricchezza, la struttura e la forte personalità è un vino che può essere consumato da solo, uno da meditazione, come può essere abbinato a piatti di carne importanti come carni alla griglia o cacciagione.

Dalle uve Sagrantino si ottiene anche un passito. I grappoli vengono fatti appassire in appositi graticci e il vino ottenuto ha un importante residuo zuccherino, ma i tannini presenti riequilibrano il tutto dando vita a un vino secco e non smaccatamente dolce. Un vino da meditazione, ma capace di accompagnare anche formaggi stagionati e cioccolato fondente. Come il Sagrantino Docg dà il meglio di sé dopo un lungo periodo di affinamento.

In degustazione abbiamo provato dei Sagrantino Passito Docg del 2014 e del 2008. Anche il questo caso l’evoluzione ha fatto esprimere al meglio questo vino. Il 2014 proposto, infatti, era ancora in affinamento, una vera anteprima che però ha permesso di trovare le caratteristiche tipiche di questo vino. Ora il tempo dovrà limare gli spigoli per restituirlo equilibrato.

Una nota finale sull’ultima vendemmia. Il 2017 è stato un anno segnato dalle gelate che ci sono state nel mese di aprile, a causa di questo fenomeno metereologico è andata persa una significativa quota di uve. Il 2017 per la zona di Montefalco è stato dunque un anno difficile, ma un paziente lavoro in vigna e un aiuto dalle piogge arrivate in tempo ha permesso la maturazione finale dell’uva. Il vino che nascerà avrà una gradazione alcolica alta, con una buona presenza di polifenoli, ma con una acidità più bassa della norma. Queste le premesse, ora bisognerà lasciarlo evolvere nelle cantine di Montefalco.