Annamaria Clementi. Basta il nome per richiamare qualcosa di principesco nel mondo degli spumanti metodo classico che fanno lunghissimi affinamenti. Equilibrio assoluto e perfetta armonia. Bollicine capolavoro, dal finissimo perlage, in grado di competere con le migliori etichette di champagne. L’Extra Brut Cuvée Anna Maria Clementi Riserva 2007, con i suoi lieviti fragranti (101 mesi di maturazione), e il perfetto mix di cremosità, toni minerali e speziati di anice stellato, ha fatto man bassa di premi. A cominciare dal Tastevin 2017 per la Lombardia, il premio simbolo alla Regione conferito da Ais, l’associazione italiana sommelier.

Questo spumante nasce da 29 vini base di origine, nessuna aggiunta di liqueur e uve coccolate con «l’idromassaggio» dei grappoli

Ma è recentissimo l’annuncio della presentazione dell’Annamaria Clementi 2008, che finirà nelle migliori guide del prossimo anno. Per la prima volta l’Annamaria Clementi sarà «dosaggio zero», spiega l’azienda, senza alcuna aggiunta di liqueur, per esaltarne purezza e integrità. Solo la versione Rosé, da uve Pinot Nero in purezza, conserverà la tipologia Extra Brut.

La scelta della maison spumanticola franciacortina, appartenente al Gruppo Santa Margherita, prosegue nella direzione dell’assoluta qualità, frutto della sofisticata ricerca tecnologica. Oltre all’adozione del protocollo biologico, il Millesimo 2008 coincide, infatti, con la prima esperienza di lavaggio e asciugatura delle uve, la «spa dei grappoli», uno degli elementi distintivi nel Metodo Ca’ del Bosco. Una sorta di idromassaggio attraverso un percorso di tre vasche di ammollo, che prevede il movimento e il galleggiamento dei grappoli per borbottaggio d’aria e, infine, l’asciugatura. Un sistema che mira a eliminare le impurità presenti sull’uva raccolta e che migliora le fasi della prima vinificazione. Uve più sane, vino più sano.

L’Annamaria Clementi 2008 è il frutto di un perfezionismo maniacale, che punta a estrarre l’anima dagli acini. A cominciare dalla scelta dei migliori cru: 19 vigne a Chardonnay, 2 a Pinot Bianco e 8 a Pinot Nero per una varietà composita dominata dallo Chardonnay (55 per cento), che ha trovato nella Franciacorta il suo terreno d’elezione, quindi Pinot Bianco (25 per cento) e Pinot Nero (20 per cento). Ben 29 vini base di origine.

Alla vista rapisce per il magnifico colore dorato e il perlage finissimo; al naso e in bocca gli aromi sono complessi e speziati, frutto di nove anni di affinamento sui lieviti e una maturazione in barrique per sei mesi che «cede solo il necessario, il modo migliore per elevare un vino all’eccellenza». Un uso sapiente, senza lasciare che i sentori di vaniglia soverchino e annullino gli altri profumi. Quando questo accade, infatti, è spesso frutto di difetti, dalla cattiva tostatura, all’uso di legni non stagionati naturalmente per almeno tre anni, ai locali di affinamento non sufficientemente umidi.

C’è molta tecnologia in Ca’ del Bosco: laboratori all’avanguardia, raffreddamento in cella per pressatura delle uve a bassa temperatura, per rallentare i processi di ossidazione e fermentazione, movimentazione dei mosti senza ricorrere all’impiego di pompe, ma solo per forza di gravità, meno invasiva. Per fare vino di qualità, del resto, bisogna lottare soprattutto contro due nemici: lieviti e batteri indesiderati da una parte e ossidazione dall’altra, in particolare durante la pressatura e l’imbottigliamento.

Il dégorgement nell’Annamaria Clementi 2008 avviene con una tecnologia che consente l’eliminazione di ossigeno prima della tappatura. Un sistema brevettato da Ca’ del Bosco. È anche grazie a queste innovazioni che l’anidride solforosa aggiunta è al di sotto dei 45 milligrammi per litro: un quarto di quella consentita (185 milligrammi/litro). Innovazione ma anche artigianalità: tutti i grappoli vengono, per esempio, attentamente controllati e selezionati a mano e raccolti in piccole cassette di non più di 16 chili per evitare ogni rischio di schiacciamento.

Annamaria Clementi è il nome dell’involontaria fondatrice di Ca’ del Bosco, azienda nata nel 1968, che oggi dispone di 207 ettari di vigne, con una media di 21 anni, e produce un milione e mezzo di bottiglie. Fu lei, nativa di Bormio, a convincere il marito Albano Zanella, spedizioniere, ad acquisire nel 1964 quest’area della Franciacorta con una piccola casa in collina, chiamata localmente «ca’ del bosc», immersa in un bosco di castagni. Oggi Ca’ del Bosco è una delle più moderne e avanzate cantine d’Italia, con la vigna più in quota della Franciacorta: a 450 metri sul livello del mare, con vista sul Lago d’Iseo.

È stato il figlio Maurizio Zanella, protagonista del rinascimento enologico italiano e attuale presidente, a dedicarle dal 1989 l’etichetta più prestigiosa, entrata per la prima volta in commercio nel 1995. Una tradizione di superba eccellenza che continua. Non ci resta che attendere la degustazione ufficiale di questo nuovo fuoriclasse del brindisi, in commercio dal 9 novembre.