L'anno appena trascorso per il settore agroalimentare è stato positivo sia nei mercati esteri sia in quello interno. Italiani più attenti alla qualità

Il consumo di prodotti alimentari made in Italy nel mondo segna il record storico e spinge verso l'alto il fatturato del comparto agroalimentare italiano, offrendo opportunità di rinnovamento e sviluppo del settore forse irripetibili. L'anno di Expo ha fatto bene al settore agroalimentare del nostro Paese. L'effetto combinato della grande manifestazione organizzata a Milano sotto l'egida del Bureau Internacional des Expositions, che ha acceso le luci dei riflettori del palcoscenico mondiale sulla cucina italiana, e della ripresa dei consumi interni ha portato al record storico di export agroalimentare e a un fatturato totale dell’agroalimentare italiano che raggiunge i 135 miliardi.

Il made in Italy piace sempre di più all'estero e in Italia torna la dieta mediterranea

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata in occasione della firma del protocollo d'intesa “Diamo credito all'agroalimentare italiano” tra il ministero delle Politiche Agricole e Forestali e Intesa San Paolo alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo comparto manifatturiero made in Italy per valore, l'agroalimentare «svolge però – sottolinea la Coldiretti – un effetto traino unico sull’intera economia per l’impatto positivo di immagine sui mercati esteri dove il cibo made in Italy è sinonimo di qualità». Sempre l'organizzazione dei coltivatori fa notare come «Non si è mai consumato così tanto made in Italy alimentare nel mondo come nel corso del 2015».

Le esportazioni del comparto hanno infatti segnato un nuovo record storico, rispetto al 2014, a circa 36 miliardi di euro (+7 per cento), con aumenti che vanno dall’11 per cento per l’ortofrutta al 10 per cento per l’olio di oliva, dal +9 per cento per la pasta al +6 per cento per il vino. Quest'ultimo ha realizzato il record storico con un preconsuntivo annuale di 5,4 miliardi di fatturato realizzati oltre i confini nazionali, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai primi 10 mesi del 2015.

A favorire un tale andamento positivo la ripresa dell'economia internazionale e i tassi di cambio favorevoli su mercati importanti come quello statunitense. Non di meno, è la conferma che «L’Italia ha saputo cogliere l’opportunità di Expo per raccontare al mondo il modello agroalimentare e i suoi valori unici», ha affermato Roberto Moncalvo. Il presidente della Coldiretti ha voluto sottolineare anche che «l’agricoltura italiana è diventata la più verde d’Europa con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp che salvaguardano tradizione e biodiversità, ha la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ha la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero, ma ha anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e non ci sono coltivazioni di organismi geneticamente modificati”.

La svolta si è fatta sentire anche all’interno dei confini nazionali dove, spinta anche dall'effetto dei dibattiti legati all'Expo sull'alimentazione di qualità, è tornata alla ribalta in maniera prepotente la dieta mediterranea, con un aumento che va dal 4 per cento negli acquisti di frutta al 17 per cento per quelli di olio di oliva. Crescono anche la spesa per il pesce (+5 per cento), per gli ortaggi freschi e per la pasta secca (+1 per cento), in netta controtendenza rispetto agli anni della crisi dove si era registrato un drastico crollo.

«I consumi alimentari degli italiani nel 2015 dopo sette anni di calo – conclude la Coldiretti – tornano a salire debolmente dello 0,3 per cento, ma con un deciso orientamento a privilegiare cibi salutari per una maggiore consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere».

Per sostenere questa domanda di qualità tra quest'anno e il 2020 saranno disponibili, dicono in Coldiretti, quasi 21 miliardi di euro per le campagne con interventi regionali per l’insediamento dei giovani, l’ammodernamento delle imprese o il sostegno delle filiere corte. Un flusso di risorse finanziarie che Roberto Moncalvo ha definito «occasione forse irripetibile per sostenere il grande sforzo di rinnovamento dell’agricoltura italiana e di sostenere la competitività delle imprese».