Presentato a Milano il rivoluzionario cocktail 0.0, frutto della collaborazione tra due eccellenze nel foraging, Rivo Gin e Wood*ing. Si beve in un bicchiere edibile

Il mondo della mixology è in uno stato di grazia: un fermento creativo che non si ricorda a distanza di decenni. Nascono sinergie che portano a risultati sempre più innovativi, talora spiazzanti. Dalla collaborazione tra due eccellenze nel mondo del foraging, Rivo Gin e Wood*ing Bar, è nato un cocktail d’autore, 0.0. Un nome che è un programma: impatto zero fino al bicchiere, che diventa edibile. Un ritorno alla materia, a una natura selvaggia. Da bere.

Da Gin Rivo una chicca in stile Uk: produrrà il primo Sloe Gin italiano (con bacche di prugnolo)

Il cocktail, preparato da Erica Rossi, Bar Lady di Wood*Ing Bar, è costituito da Gin Rivo, linfa di betulla, sciroppo tradizionale Wood*Ing Bar di gemme di pino mugo lattofermentate, gocce di aceto di fiori (sambuco, tarassaco e calendula) e foglia di erba castalda (in bocca ricorda il sedano). Al gusto il cocktail è molto particolare: un mix tra balsamicità, e velate dolcezze, con una decisa nota sapida, quasi di salamoia, data dalla fermentazione del pino mugo. Tanto per dare l’idea del contesto, noi lo abbiamo provato pasteggiando con focacce di farine di sussistenza con insalatina di erbe selvatiche su castalda e bottarga di lago, gyoza di Kimchi con terra di radici fermentate, castalda e maionese di sesamo.

Il bicchiere è un’autentica rivoluzione: si mangia! È, infatti, 100 per cento naturale, prodotto in stampo e realizzato con acqua e zucchero isomaltato. L’idea è del designer Vincenzo Sorrentino, che gli ha dato la forma di una pigna, ispirato da quella raccolta lungo le pendici del Vesuvio, in puro stile wildness.

A ulteriore dimostrazione delle sinergie che si mettono in circolo, per la presentazione è stato chiamato il fotografo Andrea Pedretti, che ha creato una suggestiva installazione: dei cilindri di vetro che richiamano l’acqua del Lago con effetti distorsivi sulla pigna-bicchiere. A ricordare che le erbe aromatiche nel gin Rivo ci sono ma non si vedono.

Rivo Gin è un distillato unico, il più premiato al mondo. Ha una finezza ammaliante. Nasce, infatti, dall'unione di 12 erbe botaniche raccolte a mano nei «prati magici» tra Menaggio e Argegno, sull’alto Lario. Tra queste, per esempio, la pimpinella, che rilascia sentori di anguria e melone. «Oggi si cerca di spiazzare il cervello con sapori che ricordano altro – ha fatto notare Marco Rivolta, fondatore di Rivo Gin, alla presentazione del miscelato – Con 0.0 abbiamo creato qualcosa di inesistente. Il nostro obiettivo è portare la botanica negli spirits, di qui l’incontro con Wood*ing. È in atto una rivoluzione naturale».

Wood*ing è una sorta di vetrina del primo food lab al mondo dedicato al foraging creato da Valeria Mosca. Oggi ha catalogato circa 8500 piante edibili (comprese radici) su una stima di 15 mila. Un progetto che ha importanti risvolti scientifici, per la conoscenza di varietà dalle inedite proprietà nutrizionali. «La nostra attività di foraging – ha raccontato Stefano Tosoni, uno dei soci del locale – ha anche la potenzialità di aiutare a valorizzare luoghi che vengono abbandonati e che possono invece avere un rilancio».

Nel corso della presentazione Rivo Gin ha annunciato una vera chicca: produrrà il primo Sloe Gin italiano. Viene preparato con sole bacche di prugnolo raccolte nel nostro Paese, in parte sull’Appennino parmense e in parte su Lago di Como. «È un’evoluzione del nostro gin classico – ha spiegato Rivolta – all’interno del nostro Rivo Gin mettiamo in infusione bacche di prugnolo per 3-4 mesi, con aggiunta di zucchero. Il distillato assume note dolci, a metà tra la mandorla e la ciliegia. Si beve in miscelazione, come aperitivo o cordiale a fine pasto. Il packaging rimane uguale ma il colore vira sul bordeaux. Abbiamo così reinterpreto una ricetta classica inglese – fa sapere – lo sloe (prugnolo, in inglese, ndr) gin. In Inghilterra si dividevano le proprietà terriere con questa siepe spinosa. Raccoglievano le bacche a settembre, per degustare il distillato a Natale, in una versione evoluta».

«Il gin non è solo mixology – ha fatto notare Rivolta – si beve anche puro con scorza di arancia e limone e qualche garnish. Il disciplinare impone per il gin solo la gradazione alcolica, 37,5 gradi e l’uso del ginepro. Questo ha favorito la creatività. Permette ai produttori di sbizzarrirsi e al pubblico di trovare il prodotto per il proprio palato. Non c’è competizione con la grappa – ha rimarcato – sta anch’essa avendo un grande ritorno grazie alla mixology. È un mondo che ha molto da raccontare, tra barricature e monovitigni».